
La Sardegna si avvia a chiudere un’estate che, considerando arrivi, presenze e prenotazioni, potrebbe apparire da record. Dietro i numeri, però, emerge una realtà più complessa per le attività che vivono direttamente della spesa dei visitatori. Commercio, bar, ristoranti, pizzerie e servizi turistici segnalano infatti consumi in calo e un turista sempre più attento ai prezzi.
Il fenomeno è particolarmente evidente nella ristorazione, dove diminuiscono i pasti consumati e si abbassa lo scontrino medio. «La contrazione dei consumi nella ristorazione e nei servizi maggiormente legati al turismo – denunciano le organizzazioni di categoria -sarebbe nell’ordine del 20-25%, con punte fino al 40% in alcune aree. Per il noleggio dei gommoni vengono segnalati cali fino al 50%. se le presenze sono dunque date in crescita il valore economico prodotto dal turismo è in calo.
Un altro segnale arriva dai supermercati, dove la spesa aumenta. Un dato che potrebbe indicare uno spostamento dei consumi verso soluzioni più economiche, a discapito di ristorazione, servizi ed esperienze.
La domanda, quindi, non deve essere soltanto quanti turisti arrivano, ma quanto valore economico lasciano sull’Isola. Non solo un sold out della Sardegna ma generare un modello che produca maggior valore e distribuisca meglio la ricchezza.
Da qui la richiesta di sercenti e commerciati di un confronto basato sui dati e una strategia per intercettare i segmenti medio-alti della domanda internazionale, ma occorre sviluppare collegamenti aerei sostenibili attraverso gli aeroporti sardi, in modo da distribuire i benefici del turismo sull’intero territorio regionale.
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