
Un distributore di benzina
Il settore dell’autotrasporto si prepara a fermarsi anche in Sardegna. La decisione arriva da Unatras, che ha annunciato al Ministero dei Trasporti lo stop delle attività come forma di protesta contro il caro carburante e le misure ritenute insufficienti adottate finora dal Governo. Nei prossimi giorni verranno definite modalità e tempi del blocco, nel rispetto delle regole sugli scioperi di categoria.
La mobilitazione coinvolgerà direttamente anche l’Isola, dove camion e tir destinati alla distribuzione delle merci – comprese derrate alimentari – resteranno fermi nei piazzali. A partecipare è anche Confartigianato Trasporti, che denuncia una situazione ormai insostenibile per le imprese del comparto.
Il nodo principale resta il costo del carburante, salito fino a 2,13 euro al litro, incidendo per circa il 35% sui costi operativi complessivi. Sommando tasse e altre voci, il peso arriva a sfiorare il 90%, lasciando margini minimi alle aziende. «Conviene più fermarsi che lavorare in perdita», afferma Giacomo Meloni, sottolineando come anche il taglio delle accise non abbia prodotto benefici concreti.
I numeri confermano l’emergenza: un mezzo pesante percorre mediamente 120mila chilometri l’anno, consumando circa 36mila litri di gasolio. Un aumento di 25 centesimi al litro comporta un aggravio di circa 9mila euro annui per camion, che diventano 90mila per una flotta di dieci mezzi. Per un settore con margini inferiori al 3%, si tratta di un impatto capace di azzerare gli utili.
In Sardegna sono oltre 1.500 le imprese artigiane coinvolte, con più di 4mila lavoratori, responsabili dell’80% della movimentazione delle merci. Il rischio, ora, è un blocco che potrebbe avere ripercussioni dirette su approvvigionamenti e prezzi, riaprendo il tema della sostenibilità economica del trasporto nell’Isola.
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