
L’immagine biblica del deserto richiama l’essenzialità e crudezza della vita, la sobrietà nelle scelte e la costante attenzione ai pericoli che possono coinvolgere coloro che lo attraversano. Nel deserto si è messi alla prova. Si è tentati di lasciarsi andare allo scoraggiamento e alla sfiducia. Il male può trovare terreno fertile e attecchire nella debolezza di chi si sente solo, abbandonato da Dio e dagli uomini. Ma il deserto è anche il luogo dove Dio parla al cuore dell’uomo: «Perciò io la sedurrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16).
Il deserto del «non senso» può diventare il luogo dell’incontro con il Signore, con colui che «da senso» a tutte le situazioni di solitudine e abbandono che l’uomo può vivere nella sua vita. Questa riflessione, in prospettiva quaresimale, è stata proposta ai detenuti della Casa Circondariale di Cagliari-Uta, che hanno scelto di continuare il cammino iniziato durante il Sinodo e che ora prosegue con la stessa metodologia di dialogo, condivisione e ascolto.
In effetti l’esperienza della carcerazione per tanti di loro diventa, pur nella sofferenza, un’esperienza di riflessione e di ripensamento delle proprie scelte, in un vero cammino di conversione e di incontro con il Signore Gesù misericordioso.
di Padre Gabriele Iiriti
direttore dell’Ufficio diocesano
di pastorale penitenziaria
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