
Nella Domenica delle Palme della Passione accogliamo il Signore con il segno antico delle palme, memoria dell’ingresso solenne di Gesù a Gerusalemme. Una folla numerosa stese i mantelli sulla strada, altri tagliavano rami dagli alberi, mentre tutti acclamavano: «Osanna al figlio di Davide, benedetto colui che viene nel nome del Signore».
Questo gesto non è solo memoria, ma anche identificazione. Anche noi vogliamo entrare con Gesù a Gerusalemme, nel mistero della sua passione, morte e risurrezione. È un atto di sequela e di fiducia: lasciamo che sia Lui a tracciare il nostro cammino, seguendolo con gioia, pur nella fatica, perché solo in Lui troviamo il senso della vita.
Le palme sono anche segno di accoglienza. Il Signore non è venuto solo allora, ma viene continuamente nella nostra vita. Come la folla stese i mantelli, così anche noi siamo chiamati a stendere la nostra esistenza, le nostre esperienze, perché Cristo entri e si manifesti come Signore della vita.
I Padri della Chiesa ricordavano che in questo gesto accogliamo il Verbo di Dio che avanza, Colui che nessun luogo può contenere e che desidera abitare in noi. Accoglierlo significa lasciarlo entrare come luce, come vita, come senso di ogni cosa.
La liturgia della Domenica delle Palme unisce la gioia dell’accoglienza al racconto della passione. In Cristo tutto si riconcilia: vita e morte, dolore e speranza, paura e fraternità. È questo il cammino della Settimana Santa, che conduce alla risurrezione.
Buona domenica delle Palme a tutti!
di Giuseppe Baturi
Arcivescovo
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