DIOCESI

Selargius, l’opera Don Orione festeggia i 75 anni Nel dopoguerra inizia l’attività del centro che offre assistenza alle persone più fragili. Negli anni la struttura ha ampliato la propria rete di servizi

A Selargius la festa di San Luigi Orione, in programma il prossimo 16 maggio, assume quest’anno un significato speciale: coincide infatti con il 75° anniversario della presenza dell’Opera Don Orione, una storia fatta di accoglienza, cura e attenzione verso le persone più fragili. Un traguardo importante che racconta decenni di impegno sociale, assistenziale e pastorale al servizio della comunità.

A ricordarne il valore è don Vittorio Quaranta, direttore dell’Opera Don Orione e parroco del Santissimo Salvatore, che sottolinea come la figura di San Luigi Orione, canonizzato nel 2004, rappresenti ancora oggi un modello attuale. «È stato un uomo capace di leggere i bisogni del suo tempo e di rispondere concretamente, senza tirarsi indietro», spiega. Un carisma che, fin dalle origini, si è tradotto in una forte attenzione verso i giovani e, successivamente, verso tutte le forme di fragilità, dagli anziani alle persone con disabilità.

La presenza dell’Opera a Selargius risale al 1951, in un periodo storico segnato dalle difficoltà del dopoguerra. Come spiega Alessandro Pusceddu, responsabile delle strutture caritative dell’Opera, le prime attività erano rivolte soprattutto ai giovani, con l’obiettivo di offrire nuove opportunità. Con il tempo, però, i servizi si sono ampliati, orientandosi sempre più verso l’assistenza agli anziani e alle persone fragili, fino alla realizzazione di case di riposo e, nei primi anni Duemila, di un centro diurno per le persone con demenze.

Oggi l’Opera Don Orione di Selargius comprende diverse strutture e servizi: una comunità alloggio, un centro diurno per persone con Alzheimer e un centro socioeducativo per adulti con disabilità intellettiva. «Il nostro obiettivo principale è migliorare la qualità della vita degli ospiti attraverso percorsi personalizzati, come i “progetti di vita”, costruiti non solo sui bisogni ma anche sui desideri delle persone accolte. Attraverso questa azione si migliora la qualità della vita, favorendo il benessere e l’autonomia», spiega la coordinatrice della comunità alloggio Lisa Frau. Inoltre vengono garantiti servizi domiciliari nei casi di maggiore fragilità.

Fondamentale è anche il rapporto con il territorio. Le attività non si svolgono esclusivamente all’interno delle strutture, ma coinvolgono scuole, oratori e realtà locali, creando occasioni di incontro tra generazioni diverse. In questo contesto, la parrocchia svolge un ruolo centrale, fungendo da punto di raccordo tra le diverse opere caritative, sia spirituali sia assistenziali. Da un lato si apre al territorio, dall’altro accoglie la comunità, costruendo una rete di relazioni vive e partecipate.

Tra le iniziative più significative figurano quella dell’Epifania, durante la quale gli anziani della comunità alloggio preparano le calze per i bambini, e le attività estive del Grest, che prevedono momenti di incontro e condivisione tra giovani e ospiti delle strutture.

In questa prospettiva si inserisce anche il progetto di realizzare il “Borgo Don Orione”, pensato come uno spazio di incontro tra giovani e anziani. «Vogliamo creare una comunità in cui le persone possano condividere esperienze e sostenersi reciprocamente, contrastando solitudine e isolamento», spiega Pusceddu.

Per don Quaranta, la sfida più grande resta quella di trasformare la fragilità in una risorsa: «Il cambiamento nasce proprio dai punti di debolezza: è lì che si costruiscono relazioni autentiche e percorsi di inclusione».

di Maria Chiara Cugusi

pubblicato su Kalaritana Avvenire


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