S

i è chiusa con successo la decima edizione del festival letterario «Sanluri Legge», appuntamento ormai consolidato promosso dal Comune e sostenuto dalla Regione Sardegna e dalla Fondazione di Sardegna.
Tre giornate di incontri e dialoghi con protagonisti del panorama culturale italiano hanno animato il giardino del castello, richiamando un pubblico numeroso e variegato. Tra gli ospiti, la giornalista Barbara Serra, che ha presentato il suo libro Fascismo in famiglia.
Partiamo dal suo libro: perché raccontare la storia di suo nonno Vitale Piga?
Ho sempre trovato la sua vicenda interessante, sia per il periodo storico sia perché profondamente legata alla Sardegna. È una storia complessa, a tratti dolorosa da ricostruire, ma ho sentito l’esigenza di scavare per comprendere meglio il passato, con uno sguardo rivolto al presente e al futuro.
Che figura emerge da questo racconto?
Mio nonno fu inizialmente sardista, poi aderì al fascismo fin dagli inizi, diventando podestà prima di Iglesias e poi di Carbonia. Era convinto, non un opportunista. Credeva davvero che quel sistema potesse valorizzare la sua terra, e questo elemento – l’amore per la Sardegna – è fondamentale per capire le sue scelte.
Nel libro descrive anche il contesto del Sulcis di quegli anni. È un modo per leggere l’oggi?
Sicuramente sì. Le difficoltà legate al lavoro e allo sviluppo industriale non sono scomparse. Raccontare quella realtà significa anche interrogarsi su problemi che, in forme diverse, persistono ancora oggi. Carbonia, ad esempio, rappresentò per lui la realizzazione di un sogno: creare lavoro e una città nuova, capace di attrarre persone da tutta Italia.
Nel suo lavoro di giornalista internazionale, vede dei parallelismi con il presente?
Non parlerei di ritorno del fascismo, ma certamente di nuove minacce alla democrazia liberale. Il mondo costruito dopo la Seconda guerra mondiale sta cambiando profondamente: organizzazioni e assetti internazionali sono in fase di trasformazione.
Da cosa nasce questa instabilità?
C’è molta paura. Negli ultimi anni tante persone non si sono sentite tutelate, né economicamente né politicamente. Questo ha generato sfiducia, che si riflette nelle scelte elettorali e nei grandi eventi politici, come la Brexit.
A proposito di Regno Unito: le recenti elezioni possono essere lette in questa chiave?
In parte sì. Anche lì emerge una mancanza di fiducia diffusa. Naturalmente le dinamiche sono complesse e le elezioni regionali non sono paragonabili a quelle nazionali, ma è evidente che molti problemi non sono stati risolti, e in alcuni casi si sono aggravati.
In conclusione, cosa ci insegna guardare al passato?
«Che capire le radici delle scelte, anche quelle più controverse, è essenziale. Solo così possiamo leggere meglio il presente e affrontare il futuro con maggiore consapevolezza.
Qui l’intervista completa a Radio Kalaritana
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