La protesta

Sulcis, i sindacati denunciano: «Metalmeccanici presi in giro» Fiom, Fsm, Uilm e operai pronti alla protesta, chiamati in causa Governo e Regione

Fiom-Cgil, Fsm-Cisl e Uilm-Uil annunciano la ripresa della mobilitazione per i metalmeccanici del Sulcis. In un lungo comunicato, i sindacati parlano di presa in giro per i lavoratori e denunciano una mancanza di supporto che – si legge – «rischia di portare all’implosione della protesta, in conseguenza della grave crisi di lavoro esistente, e insuperabile».

Portovesme srl, ex Alcoa e centrale Enel di Portovesme. Sono i tre in cui le complessità per i lavoratori sono rimaste elevate e dove le risposte, denunciano ancora una volta i sindacati, latitano. Dall’1 gennaio 2026 sarebbero circa 600 i lavoratori senza una minima retribuzione, 300 quelli ancora in attesa dell’integrativo che – secondo quanto denunciato dai sindacati – nell’ultimo incontro avuto la Regione aveva invece assicurato. «È un’autentica presa in giro quella che i metalmeccanici del territorio sentono di aver subito – si legge nel comuunicato –  Le convocazioni e le passerelle in conseguenza delle iniziative degli anni precedenti, sono arrivate a un punto di non ritorno in conseguenza del dramma che stanno vivendo i metalmeccanici, il ritardo nell’erogazione degli ammortizzatori sociali per le aree di crisi industriale complessa, non garantisce più la tenuta sociale». Durante l’ultima assemblea degli appalti tenutasi sabato 28 alla Portovesme srl sono emerse le problematiche legate alla cassa integrazione, ma anche l’aumentare della concorrenza negli appalti, con i lavoratori appartenenti alle aziende con maggiori costi, in conseguenza dei contratti applicati o delle anzianità maturate, messi in concorrenza con aziende che hanno condizioni differenti e che non hanno ammortizzatori sociali in essere. «Il risultato è che in un momento di crisi come l’attuale, diversi lavoratori storici rimangono a casa, perché la committente deve avere maggiori guadagni». «Tutto il futuro del polo industriale è messo in discussione – continuano Fiom, Fsm e Uilm – gran parte dei lavoratori rischierà di ricevere il benservito entro la fine dell’anno, perché come scritto nella nota del ministero del Lavoro del 10/02/2026, i 100 milioni di copertura per le aree di crisi complessa stanziati per tutta Italia, potrebbero essere insufficienti e in tutti i casi lasciano aperti scenari disastrosi per un futuro del territorio, attualmente senza prospettive; le conseguenze le pagheranno prima degli altri i lavoratori degli appalti nell’industria». Nella centrale Enel – spiegano i sindacati – «la situazione di precarietà esistente, non è differente», ma è anche «paradossale la situazione per l’ex Alcoa, dove nonostante tutte le dichiarazioni sulla strategicità e sulla discontinuità annunciat dal ministro Urso, nel lontanissimo 17/09/2025, si continua a vivere alla giornata, con nuovi e preoccupanti obiettivi di smantellamento. Questa situazione – concludono i sindacati – è un capestro anche per i 300 lavoratori attualmente in mobilità, che vedrebbero crollare definitivamente, le poche opportunità di ripresa occupazionale»


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.