I dati

Costi in aumento, Confartigianato lancia un nuovo allarme sul settore alimentare La crisi in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz amplificano le complessità strutturali che si vivono nell'isola

Foto Archivio Canva

Nuovo allarme dalle imprese artigianali sarde del settore alimentare. L’aumento dei costi diretti ha subito una ulteriore impennata con la nuova crisi scoppiata in Medio Oriente, l’ennesima negli ultimi sei anni. La denuncia arriva da Confartigianato Sardegna che cerca di lanciare un segnale alle istituzioni sulla salute di 2700 imprese sarde impegnate nel settore.

«Molti sono i fattori che impensieriscono le nostre aziende – afferma il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Giacomo Meloni – ma ciò che oggi crea più preoccupazione è sicuramente il rincaro degli energetici: elettricità e gas in primis ma anche il gasolio per l’autotrasporto. Il settore si aspetta un contraccolpo importante proprio sull’energia, già nei giorni passati, in fatti, le aziende sono state avvertite dai fornitori del fatto che con l’inizio di aprile i prezzi verranno ritoccati al rialzo». Materie prime, energia, packaging: ogni aspetto della produzione, dalla prima fase a quella finale, è già soggetta ad aumenti che andranno a impattare prima su imprese e lavoratori e, di conseguenza, sui consumatori finali, che già nell’ultimo mese hanno visto – come evidenziato dai dati preliminari Istat – un aumento dei costi del carrello della spesa.

Gli artigiani del settore alimentare hanno segnalato soprattutto i rincari di un’energia che è fondamentale per portare avanti il proprio lavoro: secondo quanto raccolto da Confartigianato, il costo del gas con cui si alimentano i forni è aumentato del 57%, con il prezzo a metro cubo che ha subito un impennata toccando il prezzo di 1,10 euro (da 0,70 centesimi di euro). Le stime elaborate dai consorzi energia di Confartigianato ipotizzano,invece, per l’energia elettrica un aumento del costo della materia prima che varia, a seconda della tipologia delle aziende, del 7-9% rispetto a gennaio e del 21-24% rispetto a febbraio. In fattura, tenendo conto di tutte le voci (trasporto e oneri di sistema), si ipotizza un aumento finale dal 2% al 3% in marzo (su gennaio) e dal 7% all’11% di marzo (su febbraio). Ma ad avere effetti sul prezzo finale sono anche i costi delle materie prime: un chiaro esempio sono i prezzi in crescita di cacao (+17,0% su base annua), caffè (+12,9%) e cioccolato (+6,8%). Il rischio è che dai beni primari si scateni ulteriore inflazione. «Un vero peccato perché il settore dell’alimentazione artigianale riusciva a tenere duro dopo il covid, la guerra in Ucraina e i dazi americani – aggiunge il Presidente di Confartigianato Sardegna – la clientela stava dimostrando attenzione all’importanza di consumare alimenti locali, di qualità, fatti con materie prime garantite, made in Italy, certificate».


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