
Una veduta della città di Cagliari
Anche a Cagliari il quartiere in cui si nasce e si cresce può incidere profondamente sulle opportunità future di bambini e adolescenti. È quanto emerge dal rapporto «I luoghi che contano», pubblicato da Save the Children, che fotografa le condizioni dei minori nelle aree urbane più vulnerabili del Paese.
Secondo lo studio, nel capoluogo sardo sono 1.588 i minori tra 0 e 17 anni che vivono in contesti caratterizzati da disagio socioeconomico urbano, pari al 9,3% della popolazione minorile residente. La ricerca mette in evidenza come vivere in quartieri fragili significhi avere maggiori probabilità di sperimentare povertà, difficoltà scolastiche e minore accesso a servizi, spazi verdi e opportunità ricreative.
A differenza di quanto avviene mediamente nelle città metropolitane italiane, a Cagliari la presenza di giovani nelle aree vulnerabili risulta leggermente inferiore rispetto alla media cittadina: il 10,8% contro l’11,2%.
Le criticità sociali, però, restano marcate. Nelle cinque aree individuate dall’Istat nel capoluogo il 42,2% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, con un’incidenza superiore di oltre venti punti rispetto alla media comunale.
Preoccupano anche i dati legati alla scuola. Nelle zone più fragili quasi uno studente su cinque delle scuole secondarie ha abbandonato gli studi o ripetuto almeno un anno scolastico, una quota quasi doppia rispetto alla media cittadina. Elevato anche il rischio di dispersione scolastica implicita tra gli studenti dell’ultimo anno delle medie, così come il numero di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano.
«Centoquarantaduemila bambine, bambini e adolescenti in Italia vivono nelle periferie fragili delle grandi città», ha dichiarato Daniela Fatarella, sottolineando la necessità di interventi strutturali contro le disuguaglianze e la povertà educativa.
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