
Fedeli in preghiera (Foto Siciliani-Gennari/SIR)
Oggi alle 20 nella parrocchia di San Sebastiano a Cagliari, è in programma la Veglia di preghiera promossa dall’Ufficio diocesano per la pastorale vocazionale, che ha per titolo «Un cuore che arde».
«Il titolo – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana don Roberto Ghiani, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale vocazionale – nasce dalla consapevolezza che una vocazione sacerdotale prende vita da un desiderio profondo del cuore, che il Signore fa nascere dentro la persona. Non si può diventare sacerdoti senza avere un cuore appassionato, un cuore “infuocato” dall’amore per Dio e per i fratelli. Anche il brano biblico che accompagnerà la veglia andrà in questa direzione».
La veglia sarà guidata dall’Arcivescovo.
Sì, attendiamo con interesse anche la riflessione di monsignor Baturi, che sul tema delle vocazioni sacerdotali ha sempre mostrato particolare sensibilità. È un argomento che sente molto vicino e che affronta con grande passione. Siamo certi che offrirà, come sempre, parole illuminanti.
Il tema delle vocazioni riguarda tutta la comunità cristiana, non solo chi sceglie il sacerdozio.
Certamente. La Veglia è dedicata in modo specifico alle vocazioni sacerdotali, ma il tema della vocazione riguarda la vita di ogni persona. Ognuno è chiamato a vivere la propria vocazione nei diversi ambiti della vita e della comunità. Mi piace ricordare che vivere la vocazione cristiana non significa soltanto svolgere un servizio in parrocchia, pur importante, ma testimoniare il Vangelo nei propri ambienti di vita quotidiana.
L’Ufficio diocesano per la pastorale vocazionale continua a portare avanti numerose iniziative durante l’anno.
Sì, e guardando al lavoro svolto ci rendiamo conto che possiamo ancora crescere e fare meglio. Tuttavia la cosa davvero decisiva non è solo l’impegno del singolo ufficio, ma la collaborazione tra le diverse realtà diocesane. Su questo punto l’Arcivescovo insiste molto: lavorare insieme per progetti comuni e condividere obiettivi pastorali.
Un esempio concreto è stata la recente giornata diocesana dei ministranti.
Esattamente. È stata possibile grazie alla collaborazione tra diversi oratori e comunità parrocchiali. Il gruppo della pastorale vocazionale è formato soprattutto da persone adulte, quindi il contributo dei giovani degli oratori è stato fondamentale. In particolare hanno collaborato i ragazzi di Madonna della Strada, San Sebastiano e Genneruxi. È un segno bello di comunione ecclesiale.
Questa collaborazione sembra riflettere pienamente l’invito dell’Arcivescovo a «camminare insieme».
Assolutamente. Collaborare non è soltanto una necessità organizzativa dettata dai tempi, ma appartiene alla natura stessa della Chiesa. La Chiesa è comunione, condivisione e collaborazione fin dalle sue origini. In un certo senso, i tempi che viviamo ci stanno quasi “costringendo” a riscoprire ciò che dovremmo sempre essere.
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