Lavoro

«Non possiamo più permetterci rinvii»: il Sulcis chiede risposte certe sul futuro dell’industria Manifestazione a Cagliari dei lavoratori metalmeccanici: incontro con la presidente Todde

La manifestazione a Cagliari

Una delegazione di lavoratori metalmeccanici del Sulcis ha raggiunto Cagliari per portare all’attenzione della Regione le criticità occupazionali e industriali del territorio. «La manifestazione – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana Giuseppe Masala di FSM Cisl –  è nata dalla necessità di dare voce ai lavoratori e alle lavoratrici del Sulcis, che da anni vivono una situazione di forte difficoltà. A Cagliari abbiamo incontrato la presidente della Regione, Alessandra Todde, in un confronto che per noi è stato importante, perché ha permesso di riportare al centro le criticità del comparto industriale e metalmeccanico».

Quali sono oggi le principali vertenze aperte?
L’attenzione è rivolta soprattutto al tavolo tecnico convocato per l’11 del mese sull’indotto industriale. Parliamo delle vertenze legate a Portovesme Srl, Eurallumina e Sider Alloys. Tuttavia manca ancora un tassello fondamentale: la centrale Enel del Sulcis, che riteniamo strategica per il territorio e che, invece, è stata esclusa dal confronto.

Che situazione stanno vivendo i lavoratori della centrale?
I lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo. Molti sono in cassa integrazione e, in questi giorni, ci siamo mobilitati perché non vengono più garantiti alcuni istituti contrattuali e le retribuzioni accessorie. È una situazione che non possiamo più accettare.

Accusate la politica nazionale di essere assente?
Sì. In tutto questo periodo è mancata una reale assunzione di responsabilità da parte del Governo. Il ministro Adolfo Urso era venuto in Sardegna circa un anno e mezzo fa promettendo soluzioni che, a oggi, non si sono concretizzate. I lavoratori si aspettavano risposte, invece sono arrivate soltanto promesse.

La mobilitazione dunque continuerà?
Assolutamente sì. Come metalmeccanici non resteremo fermi. Continueremo a mobilitarci con forza perché i lavoratori e le loro famiglie meritano rispetto, certezze e prospettive occupazionali concrete.

Sul territorio restano però stabilimenti fermi e produzioni bloccate. Cosa chiedete alla Regione?
Chiediamo che la politica regionale sostenga il territorio con una linea chiara e condivisa. È fondamentale arrivare al tavolo nazionale con una visione unica sul futuro industriale del Sulcis. Le diverse realtà produttive sono ferme ormai da oltre quindici anni: non possiamo più permetterci rinvii.


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