
Il palazzo della Consulta
A un anno dall’approvazione del cosiddetto Salva casa regionale, arriva la pronuncia della Corte costituzionale che ridimensiona alcune parti della normativa varata dalla Regione Sardegna. La legge, nata per recepire il decreto nazionale promosso dal ministro Matteo Salvini, si era distinta rispetto a quelle adottate dalle altre Regioni italiane perché non si limitava a un semplice adeguamento, ma puntava a riordinare l’intero comparto urbanistico ed edilizio sardo. Una scelta che aveva spinto il Governo a impugnare il testo davanti alla Consulta.
La Corte ha accolto parzialmente le contestazioni dell’esecutivo, dichiarando illegittimi sette articoli della legge regionale. Tra i punti censurati figura la norma che considerava interventi di ristrutturazione edilizia anche gli ampliamenti volumetrici realizzati all’interno della sagoma esistente. Bocciate inoltre alcune disposizioni relative alla sanatoria degli abusi edilizi più gravi e quelle che introducevano deroghe generalizzate ai requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa nazionale, in particolare sui parametri di aeroilluminazione.
La Consulta ha inoltre annullato le norme che consentivano deroghe alle distanze minime di sicurezza lungo le linee ferroviarie per opere di efficientamento energetico. Stop anche alla disposizione che manteneva l’obbligo di parcheggi minimi pure nei casi di cambio di destinazione d’uso non rilevante sotto il profilo urbanistico.
Non tutte le questioni sollevate dal Consiglio dei ministri, però, sono state accolte. L’assessore regionale all’Urbanistica, Antonio Spanedda, ha evidenziato come la sentenza confermi la validità dell’impianto complessivo della legge. Restano infatti in vigore le norme sul cambio di destinazione d’uso senza ricalcolo degli standard urbanistici e quelle che fissano requisiti più restrittivi rispetto alla disciplina nazionale per superfici e altezze minime delle abitazioni. In Sardegna, dunque, i monolocali dovranno continuare ad avere almeno 28 metri quadri e non 20 come previsto dal decreto nazionale.
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