Comunità

San Sebastiano, la parrocchia che offre risposte alla solitudine e allo spopolamento Don Ghiani guida, da qualche mese, la chiesa cagliaritana tra anziani soli, catechismo e nuove sfide pastorali

La parrocchia di San Sebastiano a Cagliari

Una parrocchia «in divenire». Forse questa non è solo un’impressione che si ricava nel guardare dentro la comunità di San Sebastiano, circondata da alcune «cattedrali» pastorali che rispondono al nome di Santa Maria del Suffragio (Cep), San Carlo (Fonsarda) e soprattutto San Paolo (piazza Giovanni XXIII). Tutto in questa enclave religiosa – compresa tra via Castiglione e via Chiabrera, tra strade intitolate a letterati e scienziati del XVI secolo, con la sola felice eccezione di via Ignazio Serra (esponente dell’associazionismo cattolico cagliaritano negli anni ’30, ’40 e ’50 del secolo scorso oltre che consigliere e assessore regionale) – sa di sperimentazione pastorale.

Don Roberto Ghiani è il parroco, primo incarico al servizio di una comunità in 17 anni di presbiterato. «Sono arrivato qui – dice il sacerdote – il 5 ottobre dell’anno scorso, un po’ a sorpresa. Quasi tutto per me è nuovo. La benedizione delle famiglie, ogni giorno ne visito una ventina, è l’occasione per un contatto diretto con parrocchiani e scoprire la realtà di un territorio costituito prevalentemente da nuclei formati da coppie di anziani o da vedovi/e che abitano con badante o con un figlio/a non sposati. Un contesto sociale che indica un obiettivo programmatico a una parrocchia che vuol essere missionaria: assistere le persone meno autonome, contrastare la solitudine, farle sentire parte attiva della comunità parrocchiale».

Spopolamento, ricambio generazionale e mobilità generano «parrocchie di passaggio», «usate» per conciliare più esigenze: affidare i bambini presso i nonni, consentire la frequenza insieme di catechismo e palestra, tornare «all’usato sicuro» religioso sperimentato dai genitori in gioventù. «Su una popolazione residente di circa 2800 abitanti, formata prevalentemente da anziani, ben 170 ragazzi frequentano il catechismo. Numeri bulgari, spiegabili solamente con l’immissione nei corsi di bambini e ragazzi provenienti da altre realtà», dice don Ghiani. Una trentina i catechisti, in gran parte espressione del Movimento eucaristico giovanile: studenti universitari e adulti d’età non superiore a 60 anni impegnati in un percorso di catechesi che secondo la metodologia-Meg continua per tutta la vita. I responsabili di questi gruppi si incontrano anche con cadenza settimanale.

L’articolo completo è disponibile domani all’interno del nuovo numero di Kalaritana Avvenire.


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