
Don Marco Lai e l’imam Triki Mehrez
La donazione di piante per sostituire quelle danneggiate è diventata il simbolo della risposta immediata della comunità nel quartiere Marina di Cagliari, dopo l’incendio che ieri ha colpito la moschea di via del Collegio.
A raccontare il gesto è il parroco di Sant’Eulalia e direttore della Caritas diocesana, don Marco Lai, che ha espresso forte preoccupazione per l’episodio e richiamato il valore dell’integrazione come tratto identitario del quartiere.
«Si è trattato di un avvenimento deprecabile, inaccettabile e, per molti aspetti, inaspettato», ha dichiarato don Lai, descrivendo la Marina come «un’area tranquilla e serena», costruita nel tempo su relazioni solide tra persone di origini e culture diverse.
Il sacerdote ha poi sottolineato il significato del luogo colpito: «Non è accettabile che nel nostro tempo si possa colpire in maniera vile un luogo di culto, così come non si può colpire in alcun modo la dignità di nessun essere umano. Dietro ogni luogo di culto ci sono la libertà di pensiero, di coscienza e di religione».
Per don Lai, la costruzione di una convivenza reale passa da un impegno quotidiano, già radicato nella dimensione sociale del quartiere: «Qui l’integrazione non è uno slogan, è una realtà quotidiana». Il parroco ha ricordato le attività portate avanti stabilmente: «Abbiamo una scuola di italiano per le comunità straniere, una delle scuole di basket più multietniche d’Europa e un oratorio che vive pienamente questa pluralità. È normale condividere spazi, attività e relazioni tra persone di culture e religioni diverse».
In questo contesto, la donazione delle piante assume un valore simbolico di ricucitura immediata: «Di fronte all’arroganza e alla violenza, rispondiamo con la continuità della vita di ogni giorno», ha concluso don Lai, sottolineando la volontà della comunità di mantenere vivo il tessuto di integrazione e convivenza.
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