Diànoia

Giornata del rifugiato, oltre i numeri ci sono persone Nella riflessione di Dianoia, Giuseppe Baturi richiama il valore dell’accoglienza e della cooperazione tra i popoli: «Non possiamo non inchinarci davanti alla dignità di uomini e donne costretti a lasciare la propria terra»

Il 20 giugno si celebra anche a Cagliari la Giornata mondiale del rifugiato. È un’occasione importante per riflettere sulle politiche di accoglienza rivolte a quanti sono costretti a lasciare la propria terra perché la loro vita è minacciata da guerre, persecuzioni o gravi problemi interni ai Paesi di origine.

Abbiamo bisogno di vie legali e sicure che garantiscano soccorso, assistenza e una reale cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti: le istituzioni pubbliche, il volontariato, la Chiesa e il terzo settore. Allo stesso tempo siamo chiamati a guardare più da vicino la sofferenza di queste persone, costrette ad abbandonare la propria casa e la propria storia per cercare una speranza di vita, una maggiore sicurezza per sé e per i propri figli.

Troppo spesso il fenomeno migratorio viene ridotto a slogan o a categorie superficiali. In realtà ogni rifugiato porta con sé una storia che merita di essere conosciuta e ascoltata. Certamente si tratta di un fenomeno che deve essere governato, ma governare significa garantire non soltanto accoglienza, bensì anche protezione e dignità. Significa lavorare affinché le persone siano libere di restare nei propri Paesi, attraverso una cooperazione efficace tra gli Stati di origine e quelli di destinazione.

Non possiamo però sottrarci all’interrogativo posto dalla sofferenza di tanti uomini e donne. Papa Leone XIV, durante il recente viaggio in Spagna, ha ricordato che prima di qualsiasi valutazione occorre inchinarsi davanti alla dignità di queste persone. Non sono numeri, non sono pratiche amministrative o fascicoli: sono uomini e donne con una famiglia, una casa lasciata alle spalle, un futuro spesso incerto. Molti di loro sono inoltre vittime di sfruttamento e di traffici disumani.

L’accoglienza del migrante non è un tema secondario né qualcosa che possa essere delegato interamente ad altri. Il Papa ha ricordato che noi ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia e non possiamo poi passare oltre davanti a chi chiede il nostro aiuto. Quando la vita è minacciata, l’accoglienza diventa una necessità umana e cristiana.

Per essere autentica, questa accoglienza deve coinvolgere le comunità, le famiglie e i territori. Deve essere un’accoglienza capace di favorire l’incontro, l’inserimento culturale e lavorativo, la costruzione di relazioni e di un futuro condiviso. Non si tratta di rinunciare alla propria identità, ma di rafforzarla, perché l’identità cristiana è per sua natura aperta all’altro e capace di riconoscere in ogni persona un fratello.

Molti di coloro che arrivano sulle nostre coste sono cristiani. Con loro condividiamo la stessa fede e, spesso, la stessa speranza. È un elemento che ci richiama ulteriormente alla responsabilità dell’incontro e della fraternità, per costruire insieme un futuro di dignità, lavoro, amicizia e pace.

«Dianoia» può essere seguito ogni sabato su Radio Kalaritana alle 7.30, 15.30 e 18, letto sul sito Kalaritana Media e ogni domenica sull’inserto settimanale «Kalaritana Avvenire», disponibile nelle parrocchie e in tutte le edicole della Sardegna.


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