Scuola

Riforma degli istituti tecnici, i docenti chiedono lo stop: «Serve più confronto» Una delegazione dell’I.T.I. di Tortoli in udienza alla seconda commissione del Consiglio regionale

Preoccupazione e richiesta di rinvio. Sono questi i messaggi lanciati dal Coordinamento nazionale degli istituti tecnici, una rete spontanea di docenti nata in tutta Italia per contestare alcuni aspetti della riforma degli istituti tecnici voluta dal Governo. Nei giorni scorsi una delegazione dell’Istituto Tecnico Tecnologico di Tortolì è stata ascoltata dalla Commissione Cultura del Consiglio regionale della Sardegna per illustrare le criticità del provvedimento.

A rappresentare il coordinamento ogliastrino è stata Francesca Fanunza che, ai microfoni di Radio Kalaritana, ha spiegato le ragioni della mobilitazione. «Facciamo parte di una rete nazionale di docenti degli istituti tecnici nata spontaneamente per affrontare le problematiche generate dalla riforma. Stiamo percorrendo tutte le strade possibili per far sentire la nostra voce e chiedere un confronto più approfondito», ha dichiarato.

Secondo il coordinamento, le criticità principali possono essere riassunte in cinque punti. Il primo riguarda quella che viene definita una lesione della fiducia tra istituzioni e famiglie. «Migliaia di studenti entreranno in una scuola diversa da quella che avevano scelto al momento dell’iscrizione», sottolinea Fanunza, ricordando che è in preparazione anche un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere il rinvio dell’applicazione della riforma.

Tra le preoccupazioni emerge poi il futuro della formazione tecnica italiana. I docenti evidenziano come gli istituti tecnici abbiano rappresentato per decenni uno dei principali motori dello sviluppo industriale del Paese, formando figure professionali qualificate e consentendo agli studenti sia l’ingresso nel mondo del lavoro sia la prosecuzione degli studi universitari.

Particolare attenzione viene posta al tema della dispersione scolastica, una criticità particolarmente sentita in Sardegna. Secondo i dati citati dal coordinamento, il tasso di abbandono scolastico precoce nell’Isola si attesta al 17,3%, contro una media nazionale del 10,5%. Attualmente il biennio comune consente agli studenti di maturare una scelta più consapevole dell’indirizzo di specializzazione, che viene definito successivamente. Con la nuova impostazione, invece, la specializzazione verrebbe anticipata già nei primi anni di studio.

«Si rischia di costringere ragazzi di 13 o 14 anni a compiere scelte troppo precoci e difficilmente reversibili», osserva Fanunza. Secondo i docenti questo potrebbe tradursi in un aumento degli abbandoni o in una diminuzione delle iscrizioni agli istituti tecnici a favore dei licei.

Un’altra criticità riguarda la riduzione del peso delle discipline scientifiche di base. Matematica, fisica, scienze sperimentali e disegno tecnico vengono considerate fondamentali per costruire le competenze necessarie ad affrontare le materie specialistiche. «Anticipare contenuti tecnici sempre più complessi senza aver consolidato queste basi rischia di rendere più difficile l’apprendimento e aumentare le difficoltà degli studenti», sostiene la delegazione.

Infine, i docenti evidenziano possibili ripercussioni sull’organizzazione scolastica e sull’occupazione, con il rischio di una riduzione delle cattedre e di un aumento delle situazioni di soprannumero.

La richiesta avanzata alla Commissione regionale è chiara: rinviare di almeno un anno l’entrata in vigore della riforma. Una soluzione che, secondo il coordinamento, troverebbe un precedente nella decisione già adottata in Trentino-Alto Adige, dove l’applicazione è stata posticipata proprio per tutelare le famiglie che avevano già effettuato le iscrizioni e garantire una transizione ordinata.

«Non chiediamo di difendere il passato per principio – conclude Fanunza – ma di riflettere con maggiore attenzione sul valore della formazione tecnica italiana, coinvolgendo chi lavora ogni giorno nelle scuole. Le riforme sono necessarie, ma devono essere costruite attraverso il confronto e non calate dall’alto».


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