
L’economia sarda continua a crescere, ma con un ritmo più contenuto rispetto agli anni precedenti. È il quadro che emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Sardegna, presentato a Cagliari dal direttore della sede regionale, Giovanni Giuseppe Ortolani. Un’analisi che fotografa una situazione di moderato sviluppo, accompagnata però da alcune criticità strutturali e dalle incertezze legate allo scenario internazionale.
Secondo le stime dell’istituto centrale, nel 2025 il Prodotto interno lordo dell’Isola è aumentato dello 0,7 per cento, un dato in linea con la media delle regioni del Mezzogiorno ma inferiore rispetto alla crescita registrata nell’anno precedente. Un andamento che riflette il rallentamento di alcuni comparti produttivi e il clima di cautela che caratterizza l’economia globale.
A preoccupare è soprattutto il settore industriale, che mostra segnali di debolezza nel quadro congiunturale generale. In particolare, il comparto alimentare ha risentito delle tensioni internazionali e delle difficoltà dei mercati esteri, confermando una fase di maggiore vulnerabilità per le imprese manifatturiere.
Sul fronte dell’occupazione, il numero degli occupati è aumentato dell’1 per cento, ma anche in questo caso con un ritmo inferiore rispetto al recente passato. Un dato che evidenzia una crescita ancora positiva ma meno dinamica.
A sostenere l’economia regionale continuano invece a essere l’edilizia e il turismo. Le costruzioni beneficiano ancora dell’importante impulso garantito dagli investimenti pubblici finanziati attraverso le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Positivo anche il contributo del comparto turistico, che in Sardegna assume un peso superiore rispetto alla media nazionale.
Nel 2024, ultimo dato consolidato disponibile, il turismo ha rappresentato il 13,7 per cento dell’economia regionale, contro il 10,2 per cento registrato a livello italiano. In crescita anche la componente internazionale: circa il 44 per cento della spesa turistica nell’Isola è stata effettuata da visitatori stranieri, una quota quasi doppia rispetto a quella registrata prima della pandemia.
Restano tuttavia alcune fragilità strutturali. Tra queste spicca il forte calo della movimentazione delle merci nei porti sardi, diminuita di quasi il 19 per cento tra il 2015 e il 2024. Un dato in netta controtendenza rispetto alla media nazionale, che nello stesso periodo ha mostrato una sostanziale stabilità.
Secondo il rapporto, sulle prospettive di sviluppo continuano a incidere i costi elevati dei trasporti e le incertezze legate al sistema della continuità territoriale, fattori che limitano la competitività delle imprese e la capacità dell’Isola di attrarre nuovi investimenti.
Rimane inoltre significativo il divario nei livelli di reddito. Il reddito pro capite dei sardi si attesta intorno ai 19 mila euro annui, circa il 15 per cento in meno rispetto alla media nazionale. Un indicatore che conferma come, nonostante i segnali di crescita, il percorso verso una piena convergenza economica con il resto del Paese sia ancora lontano.
Il quadro delineato dalla Banca d’Italia è dunque quello di una Sardegna che continua a crescere, sostenuta soprattutto da turismo e investimenti pubblici, ma che deve ancora affrontare nodi storici legati ai trasporti, alla competitività e al livello dei redditi, in uno scenario internazionale che resta carico di incognite.
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