
Un milione e mezzo di euro per dare concreta attuazione alla legge regionale sui caregiver familiari. Lo stanziamento approvato dal Consiglio regionale nell’ambito dell’assestamento di bilancio viene accolto positivamente dalla FNP CISL Sardegna, che chiede però di trasformare le risorse in un percorso stabile di sostegno alle migliaia di persone che ogni giorno si prendono cura, gratuitamente, di familiari anziani, disabili o non autosufficienti.
«È un segnale importante – sottolinea Mimmo Contu, segretario generale della FNP CISL Sardegna –. Dopo l’approvazione della legge del 2023 è necessario passare dalle norme ai fatti, a partire dal Registro regionale e dalle misure concrete di sostegno alle famiglie».
Il fenomeno riguarda una platea ampia. In Italia, secondo i dati richiamati dalla FNP CISL, sono oltre 12 milioni gli adulti che prestano gratuitamente attività di aiuto e cura e circa 4,4 milioni i caregiver familiari conviventi. Un impegno che continua a gravare soprattutto sulle donne e che in Sardegna assume un peso particolare, alla luce dell’invecchiamento della popolazione, dell’aumento della non autosufficienza e dello spopolamento delle aree interne.
«Il caregiver – evidenzia Contu – non può essere considerato il sostituto a costo zero dei servizi pubblici». Da qui la richiesta di utilizzare il finanziamento regionale come primo passo verso una programmazione pluriennale, sostenuta da risorse certe e strutturali.
Tra le priorità indicate dal sindacato c’è proprio il Registro regionale dei caregiver, che secondo la FNP CISL non dovrà limitarsi a essere un adempimento burocratico. Dovrà invece consentire di conoscere quanti siano i caregiver presenti nell’isola, dove vivano, quale sia il carico assistenziale sostenuto e quali servizi siano necessari.
«Solo partendo dalla conoscenza reale del fenomeno – afferma Contu – si potranno programmare politiche adeguate».
L’intervento, secondo la FNP CISL Sardegna, dovrà svilupparsi su più fronti: dal sostegno economico alle tutele previdenziali e contributive, dalla conciliazione tra lavoro e attività di cura al potenziamento dell’Assistenza domiciliare integrata. Serviranno inoltre servizi di sollievo, formazione e supporto psicologico, attraverso un rafforzamento dell’integrazione tra sanità, servizi sociali, Comuni, PLUS e famiglie.
Il sindacato chiede quindi alla Regione di aprire, nella fase di attuazione della legge, un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali e le rappresentanze sociali.
«Un milione e mezzo è un buon punto di partenza, ma non può essere il punto di arrivo – conclude Contu –. La Sardegna, proprio per le sue caratteristiche demografiche, può diventare un laboratorio avanzato nelle politiche per la non autosufficienza. Chi dedica una parte importante della propria vita alla cura di una persona fragile deve essere riconosciuto, sostenuto e tutelato. Nessun caregiver deve essere lasciato solo».
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