
Otto persone sono morte sul lavoro in Sardegna nei primi sei mesi dell’anno: una in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering.
L’incidenza è di 13,4 vittime ogni milione di occupati, sotto la media nazionale di 14,5. Un dato che però, sottolinea la CISL Sardegna, non può essere motivo di consolazione.
«Otto persone sono andate al lavoro e non sono tornate a casa», afferma il segretario generale Pier Luigi Ledda, chiedendo che la sicurezza diventi parte integrante della nuova stagione di sviluppo dell’Isola.
La CISL richiama in particolare il Patto di Buggerru, sottoscritto nel 2024 da Regione e sindacati, che prevede cinque milioni di euro all’anno per il triennio 2026-2028. A giugno la Giunta regionale ha inoltre istituito l’Osservatorio per la qualità, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
«Abbiamo il Patto, abbiamo le risorse e abbiamo istituito l’Osservatorio. Adesso bisogna partire», sostiene Ledda. L’obiettivo, secondo il sindacato, è utilizzare i dati per individuare in anticipo le situazioni più a rischio e concentrare controlli, formazione e prevenzione.
Tra le emergenze anche quella legata alle alte temperature. Per chi lavora all’aperto, nei cantieri e nelle campagne, la CISL chiede di intervenire sull’organizzazione del lavoro, modificando orari e turni e, quando necessario, fermando le attività.
«La misura del successo del Patto di Buggerru – conclude Ledda – saranno gli incidenti che riusciremo a evitare. Tornare a casa dal lavoro non può dipendere dalla fortuna: è un diritto».
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
