
Un angolo di Sardegna
Il percorso per la revisione del Piano paesaggistico regionale (Ppr) è ufficialmente partito, anche se sui tempi di conclusione resta ancora incertezza e l’orizzonte indicato è quello del 2028. Nel frattempo, i sindaci chiedono che il nuovo strumento non si traduca in ulteriori vincoli, ma accompagni la crescita dei territori.
A ribadirlo è il presidente del Cal, Ignazio Locci: «La strada deve essere quella della semplificazione e non un semplice piano che lavori esclusivamente sulla vincolistica che blocca e ferma i territori». Per Locci occorre individuare anche strumenti capaci di favorire lo sviluppo sulla base delle esigenze espresse dalle amministrazioni locali.
Sulla stessa linea la presidente dell’Anci Sardegna, Daniela Falconi, che sollecita «una gestione unitaria ma non uniforme», perché «ogni area dell’Isola è diversa e ogni comune ha la sua peculiarità». Le richieste sono emerse durante l’incontro organizzato in Fiera dall’assessorato regionale all’Urbanistica, al quale hanno preso parte circa 300 amministratori, dopo nove appuntamenti nei territori.
Per l’assessore Francesco Spanedda si apre ora una fase «di cerniera», nella quale il lavoro svolto localmente lascia spazio agli aspetti progettuali. Il nuovo Ppr dovrà confrontarsi con cambiamenti climatici, eventi estremi, transizione energetica e spopolamento delle aree interne. «Tutelare il paesaggio significa anche creare le condizioni per mantenerlo vivo», sottolinea.
Il piano dovrà inoltre contribuire a una maggiore tutela rispetto alle speculazioni energetiche, attraverso una verifica più precisa dei beni da proteggere. La prossima fase prevede laboratori territoriali e un confronto costante con i Comuni.
Il sindaco di Sestu, Michele Cossa, avverte però: «Tutelare non significa musealizzare». E Falconi richiama infine l’urgenza: «Questa modifica è attesa da anni», auspicando che il lavoro proceda rapidamente nonostante le prossime scadenze elettorali.
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