
La Chiesa di Cagliari ha due nuovi sacerdoti. Questa mattina, sabato 12 settembre, nella Cattedrale di Santa Maria, don Enrico Muscas e don Leonardo Piras hanno ricevuto l’ordinazione presbiterale per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria dell’Arcivescovo di Cagliari, Monsignor Giuseppe Baturi.
Un giorno atteso a lungo, punto di arrivo di un cammino di formazione e discernimento e, insieme, inizio di una nuova tappa vissuta al servizio della Chiesa e delle comunità alle quali saranno inviati.
Nei giorni che hanno preceduto l’ordinazione, entrambi avevano raccontato a Kalaritana Avvenire l’attesa con la quale stavano vivendo questo passaggio. «Direi con tanta gioia e anche con un po’ di sano timore», aveva confidato don Enrico, originario della parrocchia di Santa Vittoria Vergine Martire a Seuni. Un timore che nasce, spiegava, «dalla percezione della grandezza del passo ormai vicino».
Parole alle quali faceva eco don Leonardo, originario della parrocchia di Sant’Ambrogio a Monserrato: «L’emozione è forte, ma non lascia spazio all’inquietudine. È un periodo, sì è vero, di grande emozione umana e comprensibile, ma vissuta con grande serenità e nella consapevolezza del dono incommensurabile del sacerdozio».
Percorsi differenti, accomunati dall’esperienza del Seminario e dal servizio nelle comunità. Don Enrico ha sottolineato quanto sia stata fondamentale la dimensione comunitaria: «Ritengo sia stato veramente fondamentale prima di tutto per fare un’esperienza di comunità». Don Leonardo ha ricordato invece come il Seminario non sia stato «in primo luogo un luogo, ma è stato davvero un tempo» nel quale mettersi a disposizione e imparare a discernere la propria vocazione.
Nell’omelia della celebrazione, Monsignor Baturi ha ricondotto proprio la scelta dei due giovani al desiderio più profondo di una vita piena: «Sono giovani, e come è proprio di ogni giovane, sperano la gioia piena di cui ci ha parlato Gesù. Che la vita abbia un senso, uno scopo grande, intensità di verità e di amore».
Al centro, una domanda radicale: può Cristo diventare la ragione di un’intera esistenza? «Il mondo chiede ragione della nostra speranza», ha ricordato l’Arcivescovo, indicando nel ministero non l’affermazione di sé, ma il servizio a Cristo e agli uomini. «Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore».
Poi le parole rivolte direttamente ai due nuovi sacerdoti: «Oggi il vero tema di questa convocazione non è come sarà il vostro futuro, ma qual è la grazia di Dio e la vostra risposta, la profondità della vostra risposta di libertà». Una risposta che assume ora il carattere definitivo della scelta: «Questo è il momento degli impegni definitivi, del per sempre».
Una fedeltà che, ha sottolineato Monsignor Baturi, non può essere affidata soltanto alla forza della volontà: nasce piuttosto da un amore continuamente rinnovato. Essere «amati, scelti, mandati» diventa così «la fonte inesauribile della nostra gioia» e della fecondità del ministero.
Per don Enrico e don Leonardo comincia ora il ministero sacerdotale, dentro quella stessa Chiesa nella quale la vocazione è maturata e attraverso le comunità che ne hanno accompagnato il cammino.
L’ultimo invito dell’Arcivescovo ne indica già l’orizzonte: «Vivete, cari Enrico e Leonardo, per questa gloria, servitela, per essa lavorate e non stancatevi di pregare, lasciatevi abbracciare dalla comunione della Chiesa».
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