
«Is Mirrionis tra presente e futuro» è il titolo di un incontro-dibattito in programma il prossimo 24 settembre (ore 18) organizzato dalla parrocchia di sant’Eusebio, nel quadro dei festeggiamenti in onore del patrono.
«Vogliamo richiamare l’attenzione e ragionare sui problemi – dice il parroco don Davide Meloni – ma anche sulle grandi potenzialità di un quartiere-cerniera tra centro e periferia di Cagliari; avviare un cantiere di proposte». La speranza è che amministrazione comunale e altri organismi pubblici le realizzino, possibilmente in collaborazione con i residenti. Ascoltatori istituzionali Anna Puddu (assessora al benessere dei cittadini) e il consigliere comunale Roberto Mura.
La gente di Is Mirrionis (oltre 11 mila residenti distribuiti tra le parrocchie “S.Massimiliano Kolbe”, “SS. Pietro e Paolo” e “Sant’Eusebio”) si definisce «una comunità in cammino». Un quartiere originariamente militare e sanitario – caserme, vettovagliamento, campi sportivi (oggi occupati dal CUS), ospedale “SS. Trinità” – diventato, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, popolare e di edilizia residenziale pubblica (Ina-Casa, Gescal, Comune). Una periferia in pochi anni trasformata da zona di campagne, vigne e orti (“Bingia Matta”, “is bingias de Matta”) in una cittadella interprovinciale, dove hanno preso casa sardi di tutti i territori dell’isola, richiamati dal boom edilizio di Cagliari, centro istituzionale ed commerciale dell’isola. Le parrocchie diventate cuore pulsante della vita sociale e centri di aggregazione . Dalla seconda metà degli anni ’80 cambiamento generazionale e spopolamento hanno trasformato il quartiere in un rione di anziani, studenti universitari provvisoriamente residenti, con pochi bambini e giovani . Tra il 2002 e il 2025 Is Mirrionis ha perso 2923 abitanti (-19,3%): l’anno scorso 31 nati a fronte di 192 morti. Il quartiere più popoloso della città con un’età media di 50,9 anni, di poco inferiore a quella dei cagliaritani (51,2 anni). «Nei due mesi di annuale benedizione delle case – aggiunge don Meloni – scopro le contraddizioni di un quartiere con molti dei suoi 3 mila appartamenti vuoti, disabitati; e con tante solitudini di anziani parzialmente disabili o malati, per mesi o anni bloccati in casa da inesistenti ascensori».
L’impressione è di un rione trascurato più che dimenticato. Eppure è una zona estremamente vitale non solo per la presenza dell’ospedale SS. Trinità, il Mercato civico, l’Agenzia sarda per le politiche del lavoro (Aspal), numerose attività commerciali, per i luoghi di ritrovo frequentati da studenti universitari. Un quartiere di transizione verso gli ospedali “Brotzu”, “Businco” e Microcitemico, i seminari diocesani e regionali di Cagliari e della Sardegna, il Parco di “Monte Claro” e il castello di san Michele. Anticamera del polo umanistico “Sa Duchessa” e ingegneristico di Piazza d’Armi. Un rione trascurato: strade diventate gruviere d’asfalto, piazzette con cumuli d’immondizia, marciapiedi sporchi, aiuole trascurate, caditoie intasate, solo per citare quelle piccole cose che alla gente di Is Mirrionis fa sembrare di essere «figli di un dio minore».
Mario Girau
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