
«Rispetto al 2019 siamo in una situazione peggiore perché la crisi globale la stiamo pagando tutta noi che siamo la parte produttiva». A dirlo sono i portavoce del movimento Pastori sardi – Gianuario Falchi, Fabio Pisu, Mario Carai e Nenneddu Sanna. Il movimento si è riunito in una affollata assemblea tenutasi nella giornata di ieri, martedì 15 settembre, a Tramatza. L’assemblea ha richiesto un confronto con trasformatori, consorzi e assessorati regionali di Agricoltura e Sanità per discutere la situazione del comparto e della prossima campagna lattiero-casearia in Sardegna.
I prezzi di produzione, con gli aumenti del gasolio agricolo e del concime su tutti, superano ormai il prezzo di vendita al litro del latte. «Rispetto al 2019 siamo in una situazione peggiore perché la crisi globale la stiamo pagando tutta noi che siamo la parte produttiva. Allora serve trovare una soluzione tutti assieme perché non si può continuare a produrre in perdita: come nel 2019 dobbiamo salvare il nostro lavoro». Il prezzo minimo al litro ipotizzato, di fronte a costi sempre più elevati, secondo una prima stima dovrebbe partire da 1,60 euro. Si tratterebbe di un aumento di venti centesimi rispetto al prezzo della precedente campagna. Da qui la necessità di trovare nuovi accordi tra i diversi attori coinvolti sul fronte economico. Un quadro a cui si unisce anche la preoccupazione per il calo del prezzo del Pecorino Romano, oltre che la richiesta di chiarimenti per l’andamento del contrasto alle malattie che hanno colpito greggi e mandrie negli ultimi anni come lingua blu e dermatite. I pastori si dicono pronti al confronto, ma anche alla protesta se l’appello lanciato non dovesse essere raccolto.
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