
Il cardinale Matteo Zuppi ad un Consiglio permanente CEI
Hanno preso avvio i lavori del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana. Come di consueto il cardinale Matteo Zuppi, Presidente della Cei e Arcivescovo di Bologna, ha proposto la sua prolusione ai lavori.
Ecco alcuni dei temi proposti.
In una società attraversata da conflitti, polarizzazioni ed estremismi, l’incontro e la conoscenza reciproca possono diventare strumenti concreti di pace. È questa la convinzione che anima il richiamo allo «spirito di Assisi», nato dall’iniziativa di San Giovanni Paolo II e proseguito da Papa Francesco: il dialogo tra persone di fedi diverse non indebolisce le identità, ma può renderle più consapevoli e capaci di contrastare ogni forma di persecuzione antireligiosa, dall’antisemitismo all’islamofobia e alla cristianofobia.
La fede autentica, viene sottolineato, non lascia spazio all’odio sacralizzato. Per questo ricordare Assisi non significa guardare nostalgicamente al passato, ma tradurre ancora oggi quelle intuizioni in scelte quotidiane. L’annuncio del Vangelo e l’incontro con chi crede diversamente, o non crede, possono infatti procedere lungo lo stesso cammino di attenzione e prossimità all’uomo.
Cinquant’anni dopo, l’Italia resta una terra da evangelizzare
Un altro anniversario offre l’occasione per interrogarsi sul presente: nel 2026 ricorrono cinquant’anni dal primo Convegno Ecclesiale Nazionale, celebrato a Roma nel 1976 sul tema «Evangelizzazione e promozione umana». Già allora i vescovi denunciavano i segnali di una fede sempre più fragile e ridotta, in molti casi, ad abitudine.
Oggi il contesto sociale e culturale è profondamente cambiato, ma quella domanda resta attuale. L’Italia, si ribadisce, è ancora un Paese da evangelizzare. Non per alimentare un atteggiamento pessimista, ma per rilanciare la responsabilità della Chiesa verso le nuove generazioni. Il calo della pratica religiosa non può diventare una giustificazione per la chiusura o l’inerzia. Al contrario, richiede nuove forme di presenza, comunità e annuncio.
Anche le strutture ecclesiali devono essere ripensate alla luce del Cammino sinodale, affinché siano realmente al servizio della missione. La priorità non è difendere le forme esistenti, ma creare le condizioni perché il Vangelo possa essere annunciato in una società sempre più complessa e diversificata.
La scuola, laboratorio del futuro
Tra i luoghi decisivi per il futuro del Paese c’è la scuola. Educare non significa soltanto trasmettere conoscenze, ma aiutare i giovani a diventare persone libere, capaci di cercare la verità, riconoscere il bene e assumersi responsabilità.
La prima sfida riguarda le disuguaglianze educative: il luogo di nascita, la condizione economica o il contesto sociale non possono determinare le opportunità di apprendimento. La seconda riguarda la rivoluzione tecnologica. L’intelligenza artificiale può offrire strumenti preziosi, ma non può sostituire la relazione educativa. Alla scuola spetta soprattutto insegnare a formulare domande, distinguere il vero dal falso e sviluppare capacità critica.
In un mondo sommerso da informazioni e connessioni, servono dunque luoghi capaci di custodire il tempo dell’ascolto, dello studio e del confronto. Una scuola inclusiva e attenta alla persona è anche un investimento sulla coesione sociale e sulla pace.
Fine vita: la priorità è non lasciare nessuno solo
Il tema del fine vita viene affrontato a partire dalla dignità della persona fragile. Malattia, vecchiaia e sofferenza non devono essere considerate soltanto come limiti da eliminare, ma anche come dimensioni dell’esistenza che richiedono relazione e cura.
La risposta alla sofferenza, viene ribadito, deve passare innanzitutto dalle cure palliative, dalla terapia del dolore, dall’assistenza domiciliare e negli hospice e dal sostegno alle famiglie e ai caregiver. La dignità della persona non viene meno con la malattia o la dipendenza dagli altri.
Da qui l’appello a un confronto parlamentare ampio e responsabile sul fine vita, evitando polarizzazioni e strumentalizzazioni. La Chiesa ribadisce inoltre la distinzione tra la rinuncia a trattamenti sproporzionati e l’intenzione di provocare la morte. Al centro resta un principio: nessuno deve sentirsi un peso e nessuno deve essere lasciato solo.
Trasparenza e responsabilità
Infine, il richiamo alla recente decisione delle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione sull’otto per mille, che ha riconosciuto l’autonomia della Chiesa nella gestione delle somme secondo l’ordinamento ecclesiale. Un riconoscimento che, oltre al profilo giuridico, viene accompagnato dalla richiesta di rafforzare la trasparenza e la verifica sull’utilizzo delle risorse.
Dialogo, evangelizzazione, educazione e cura compongono così un’unica prospettiva: affrontare un tempo segnato da guerre e divisioni mettendo al centro la persona e la capacità di costruire relazioni. Nel richiamo finale a San Francesco, l’invito è a «costruire ponti dove il mondo erige confini» e a diventare testimoni di una pace capace di attraversare le divisioni.
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