
«La SLA non aspetta». InSieme Si Può–OdV, Associazione Sarda Sclerosi Laterale Amiotrofica, lancia un nuovo appello alle istituzioni regionali sulle difficoltà che, secondo quanto segnalato da diverse famiglie, riguardano l’assistenza ai pazienti ad alta complessità.
L’associazione denuncia possibili riduzioni degli accessi infermieristici domiciliari per persone ventilate, tracheostomizzate e dipendenti da dispositivi salvavita, mentre il nuovo modello assistenziale non sarebbe ancora pienamente operativo. Chiesto alle autorità competenti di chiarire la situazione e garantire la continuità delle cure.
Preoccupazione anche per alcuni ventilatori polmonari, dopo una comunicazione del produttore relativa a un possibile difetto in determinati dispositivi. L’associazione chiede controlli e protocolli adeguati, sottolineando che «le famiglie non possono diventare tecnici di guardia 24 ore su 24».
InSieme Si Può richiama inoltre il caso di una paziente con SLA ricoverata al Policlinico Duilio Casula di Monserrato, dove i volontari avrebbero riscontrato criticità relative alle condizioni ambientali, all’igiene e alla disponibilità di personale. La paziente è successivamente deceduta. L’associazione precisa di non voler accusare i singoli operatori, ma di ritenere necessario un intervento sul piano organizzativo.
Tra le richieste c’è anche l’attivazione della semintensiva di Monserrato, che potrebbe offrire un livello di assistenza intermedio tra reparto ordinario e terapia intensiva e favorire, quando possibile, il rientro sicuro dei pazienti a domicilio.
L’associazione segnala inoltre difficoltà nei Pronto Soccorso, chiede maggiore attenzione alle esigenze dei caregiver e sollecita la ripresa della Commissione regionale SLA, che secondo quanto riferito non sarebbe convocata da oltre un anno.
Infine, il tema delle cure palliative. La Sardegna punta a una copertura fino al 90% entro il 2028, mentre il dato indicato per gennaio 2026 era di circa il 54%.
«Chi soffre oggi non può aspettare il 2028», sostiene InSieme Si Può, che annuncia la volontà di continuare a chiedere risposte concrete alle istituzioni e, qualora emergessero situazioni documentate di rischio per i pazienti, di valutare il coinvolgimento delle autorità competenti.
«Non chiediamo privilegi. Chiediamo diritti».
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
