
La nuova legge elettorale finisce sotto la lente della giustizia costituzionale. Sono 25 le sedi di tribunali italiani nelle quali è stato depositato un ricorso che solleva otto possibili profili di incostituzionalità. Tra queste, figura anche Cagliari, dove l’iniziativa si inserisce in una più ampia mobilitazione che coinvolge docenti universitari, avvocati, esponenti politici e rappresentanti della società civile. Al centro della contestazione ci sono alcuni aspetti della normativa che, secondo i promotori, potrebbero entrare in contrasto con i principi della Costituzione, incidendo sulla rappresentanza politica e sugli equilibri della forma di governo parlamentare.
A illustrare le ragioni del ricorso è il professor Gianmario Demuro, docente dell’Università di Cagliari, che sottolinea come l’iniziativa sia nata dalla collaborazione tra studiosi e legali in diverse parti d’Italia. «Riteniamo – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana – che vi siano motivi che possono incidere sulle prossime elezioni, perché la legge elettorale potrebbe essere in contrasto con alcuni principi della nostra Costituzione».
Il premio di maggioranza e il principio di uguaglianza
Uno dei principali punti contestati riguarda il premio di maggioranza, che scatterebbe al superamento della soglia del 42% dei voti da parte di una coalizione. Secondo i promotori del ricorso, questo meccanismo potrebbe sollevare questioni rispetto al principio di uguaglianza del voto sancito dall’articolo 48 della Costituzione. «Il voto è personale, eguale, libero e segreto», ricorda Demuro. Il dubbio sollevato dai ricorrenti riguarda la possibilità che il premio di maggioranza determini una rappresentanza parlamentare non proporzionata ai consensi effettivamente ottenuti, attribuendo alla coalizione vincente un peso politico superiore a quello espresso dalle urne.
Un altro nodo riguarda la rappresentanza di genere e, in particolare, la presenza femminile nelle istituzioni. La nuova normativa, secondo il docente, rischierebbe di interrompere un percorso di progressiva apertura delle aule parlamentari alle donne, consolidato negli ultimi anni.
A destare preoccupazione sono soprattutto le liste con capilista bloccati e l’assenza di meccanismi di preferenza di genere. «Questa legge elettorale rischia di diminuire molto un percorso che si era già instaurato negli anni passati», osserva il docente.
Il ruolo del presidente del Consiglio e il pluralismo politico
Tra gli aspetti sottoposti all’attenzione dei giudici c’è anche il rapporto tra legge elettorale e forma di governo parlamentare. In particolare, viene contestata la previsione secondo cui ciascuna coalizione dovrebbe indicare il candidato alla presidenza del Consiglio. Per i promotori, questa impostazione potrebbe entrare in tensione con il ruolo costituzionale del presidente della Repubblica, cui spetta la nomina del presidente del Consiglio. Il rischio, secondo Demuro, è quello di introdurre una dinamica politica che finirebbe per condizionare il processo di formazione dei governi. «L’idea che si debba necessariamente individuare un leader è in contrasto con l’impostazione della Costituzione», sostiene il professore, ricordando che, in un sistema parlamentare, i governi possono formarsi anche nel corso della legislatura, sulla base degli equilibri politici che emergono in Parlamento.
Il nodo del Senato
Un ulteriore profilo di contestazione riguarda il sistema di elezione del Senato. La questione, spiega Demuro, è più complessa dal punto di vista tecnico, ma può essere ricondotta alla diversa base di rappresentanza delle due Camere. La Costituzione prevede infatti che il Senato sia eletto su base regionale, mentre per la Camera dei deputati il riferimento è nazionale. Da questa differenza potrebbe derivare, secondo i ricorrenti, il rischio che le maggioranze politiche risultino differenti nei due rami del Parlamento, con possibili conseguenze sugli equilibri istituzionali.
Un ricorso che coinvolge accademici, politici e società civili
A promuovere l’iniziativa non sono soltanto docenti di diritto costituzionale e avvocati. Il ricorso coinvolge anche esponenti politici, rappresentanti del mondo accademico e cittadini, riuniti dalla convinzione che la nuova legge elettorale debba essere sottoposta a una verifica di legittimità costituzionale. «Ognuno di noi ha una posizione e un’idea di democrazia», afferma Demuro. «Essendo l’Italia un Paese democratico, abbiamo la possibilità di far verificare dalla Corte costituzionale le scelte del Parlamento. Ci sentiamo quindi in dovere di porre questa domanda alla Corte, per capire se potremo votare in maniera serena». La questione si sposta ora sul terreno giuridico: sarà necessario verificare se le criticità sollevate dai ricorrenti siano fondate e se la normativa rispetti i principi costituzionali che regolano il diritto di voto, la rappresentanza politica e il funzionamento delle istituzioni parlamentari.
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