Seminario

Quattro seminaristi ammessi tra i candidati all’Ordine sacro Nel Seminario regionale la celebrazione presieduta dall’arcivescovo Baturi. Al centro dell’omelia la vocazione sacerdotale come servizio e testimonianza della misericordia che libera il cuore

(Foto di Nicola Norio)

È stata una serata di festa per la Chiesa di Cagliari quella vissuta lunedì nella cappella maggiore del Pontificio Seminario Regionale Sardo. Quattro giovani seminaristi, Alberto Caocci, di Cagliari, Michele Fanunza, di Settimo San Pietro, Giacomo Pisano, di Pirri, e Paolo Vacca, di Nurri, sono stati ammessi tra i candidati all’Ordine sacro del diaconato e del presbiterato. Un passaggio significativo nel loro cammino vocazionale, segnato dal primo «eccomi» pronunciato pubblicamente davanti alla comunità cristiana e all’Arcivescovo Giuseppe Baturi, che, a nome della Chiesa, ha accolto e benedetto il loro desiderio di proseguire nel percorso di formazione e discernimento verso il sacerdozio.

La gioia di una Chiesa che accompagna

La cappella del Seminario regionale si è rivelata troppo piccola per accogliere quanti hanno voluto condividere la gioia dei quattro giovani, tutti di età inferiore ai trent’anni. Una partecipazione numerosa e calorosa, segno dell’affetto e della vicinanza delle tante comunità che hanno accompagnato e continuano ad accompagnare il loro cammino.
Accanto ai familiari e agli amici erano presenti i parroci e numerosi fedeli delle comunità di origine, insieme a tanti giovani provenienti anche dalle parrocchie nelle quali i seminaristi hanno svolto il loro servizio pastorale negli ultimi anni. Significativa anche la presenza di numerosi giovani di Comunione e Liberazione, realtà nella quale Alberto e Giacomo hanno maturato una parte significativa della loro esperienza di fede. A condividere questo momento erano presenti anche i sindaci di Nurri e Settimo San Pietro, comunità di origine rispettivamente di Paolo Vacca e Michele Fanunza.

Una storia di fedeltà e di gratitudine

L’Arcivescovo, rientrato dal pellegrinaggio diocesano in Terra Santa, nell’omelia ha richiamato anzitutto il centenario del Seminario regionale, invitando a riconoscere nella sua storia i segni della fedeltà di Dio. Il valore degli anniversari, ha sottolineato, risiede proprio nella capacità di «esultare per le meraviglie che il Signore ha compiuto». Una memoria che non si esaurisce nella celebrazione del passato, ma diventa occasione per guardare con gratitudine ai doni di Dio.
Rivolgendosi in particolare ai quattro candidati, Mons. Baturi ha ricordato come ogni autentica vocazione nasca da un incontro luminoso con Cristo, capace di suscitare il desiderio di donarsi. È l’immagine del Buon Pastore, che offre la propria vita per le pecore, a indicare la misura del ministero sacerdotale: non mettere se stessi al centro, ma lasciare spazio a Colui che è più grande.

La misericordia che libera il cuore

Commentando il brano evangelico della guarigione della donna curva (Lc 13,10-17), previsto dalla liturgia del giorno, l’Arcivescovo ha quindi indicato nella liberazione del cuore uno dei tratti essenziali della missione del sacerdote. Come Gesù restituisce alla donna la possibilità di rialzarsi, così il ministero della Chiesa è chiamato a rendere presente una misericordia che scioglie i legami e restituisce libertà. Un compito che trova un’espressione particolarmente intensa nel sacramento della Riconciliazione, attraverso il quale i sacerdoti saranno chiamati a liberare le persone dal peso del passato, dalle ferite e dalla schiavitù di una vita percepita come priva di senso, rendendo tangibile l’amore del Padre che perdona e apre sempre alla possibilità di ricominciare.
Da qui l’incoraggiamento paterno dell’Arcivescovo ai quattro giovani a vivere il cammino verso il sacerdozio come preparazione a una carità che desidera liberare l’uomo da ciò che lo ferisce e lo imprigiona, attraverso l’annuncio di Cristo risorto, la fraternità e la testimonianza personale.

Un «eccomi» che interpella tutta la comunità

Il loro «eccomi», pronunciato davanti alla Chiesa, costituisce un passo importante nella risposta a una chiamata che continua a chiedere ascolto, libertà e disponibilità. Una gioia che, nella cappella gremita del Seminario regionale, è diventata quella di un’intera comunità diocesana, chiamata ad accompagnare questi quattro giovani con la preghiera e la vicinanza fraterna, rinnovando anche l’impegno a pregare per le vocazioni.

di Leonardo Piras


Scopri di più da Kalaritana Media

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.