Dalle parrocchie

Con «Pula dimensione estate 2026» si vivono esperienze autentiche, che lasciano qualcosa nel cuore Nei mesi di luglio e agosto la parrocchia diventa riferimento per i turisti ospitati nella località costiera

Pula è una delle principali mete turistiche della Sardegna e da tempo lì si realizza un importante impegno della Pastorale del turismo, come sottolinea il parroco, don Marcello Loi. «Credo – esordisce – che oggi la pastorale del turismo sia più importante che mai. Chi arriva in vacanza non cerca soltanto un luogo bello dove trascorrere qualche giorno di riposo. Sempre più persone desiderano vivere esperienze autentiche, capaci di lasciare qualcosa nel cuore. Dietro ogni turista c’è una persona con la propria storia, le proprie domande e spesso anche una ricerca spirituale che emerge proprio quando il ritmo frenetico della vita quotidiana rallenta. Per questo la comunità cristiana è chiamata ad accogliere gli ospiti come fratelli, accompagnandoli per un tratto del loro cammino di fede. La vacanza non rappresenta una parentesi nella vita cristiana, ma può diventare un tempo favorevole per riscoprire il rapporto con Dio e con gli altri.

Qual è il primo compito di una parrocchia che vive in un territorio turistico?

Senza dubbio l’accoglienza. Una comunità cristiana deve essere anzitutto una casa aperta. Chi arriva deve percepire immediatamente di essere il benvenuto. Non basta offrire servizi religiosi o pubblicare gli orari delle celebrazioni. La chiesa Parrocchiale, concretamente sempre aperta dalle sette del mattino fino a tarda sera è il segno più eloquente di comunità accogliente. Insieme a questo, occorre creare un clima umano e spirituale nel quale le persone possano sentirsi accolte. Papa Leone XIV ha recentemente ricordato nella sua prima enciclica che nessuna tecnologia potrà mai sostituire l’incontro autentico tra le persone e che il viaggio conserva il suo valore più profondo proprio nella possibilità di incontrare volti, storie e culture diverse. Anche per noi questo è fondamentale: l’ospitalità non è un dettaglio organizzativo, ma una forma concreta di testimonianza evangelica.

La vostra proposta estiva unisce liturgia, preghiera, arte, musica e tradizioni popolari. Perché questa scelta?

Perché la fede coinvolge tutta la persona. L’Eucaristia resta naturalmente il centro della vita cristiana, ma esistono molte strade attraverso cui il Signore raggiunge il cuore dell’uomo. Oggi tante persone sono sensibili al linguaggio della bellezza. Un concerto meditativo, un incontro sull’iconografia cristiana, una serata dedicata alla spiritualità francescana o una tradizione popolare vissuta con autenticità possono diventare occasioni di incontro con il Vangelo. Quest’anno, inoltre, viviamo l’VIII Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi. La sua figura ci ricorda che semplicità, fraternità e amore per il creato parlano ancora con straordinaria attualità all’uomo contemporaneo.

In che modo l’esperienza di Pula cerca di valorizzare il territorio e la sua identità?

Noi crediamo che l’evangelizzazione debba sempre incarnarsi nella storia concreta di un popolo. Per questo cerchiamo di condividere con gli ospiti non soltanto momenti di preghiera, ma anche ciò che costituisce l’anima del nostro territorio: le tradizioni, la cultura, la lingua, la musica e le relazioni umane. Iniziative come “Beni Benius”, che in sardo significa “Benvenuti”, nascono proprio da questo desiderio. L’ospite non è uno spettatore, ma una persona con la quale condividere ciò che siamo. Quando una comunità mostra con semplicità la propria identità, crea le condizioni per un incontro autentico che arricchisce sia chi accoglie sia chi viene accolto.

Quale messaggio desidera affidare ai turisti che visiteranno Pula quest’estate?

Vorrei dire loro di concedersi il tempo dell’ascolto e della contemplazione. L’adorazione eucaristica dalle 21.30 alle 23, il martedì e il venerdì è una proposta concreta di raccoglimento in compagnia del Signore. Le nostre spiagge, il mare, il sito di Nora, le chiese e le tradizioni raccontano una storia antica che parla ancora oggi. L’estate può diventare un’occasione preziosa per fermarsi, ritrovare se stessi e aprirsi alle domande più profonde della vita. Se sapremo accogliere questa ricerca con semplicità e autenticità, allora il soggiorno a Pula non sarà soltanto una bella vacanza, ma potrà trasformarsi in un’esperienza umana e spirituale capace di lasciare una traccia duratura nel cuore.

 


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