I DATI

Credito alle imprese sarde: costi più alti, meno risorse, struttura a rischio La Sardegna al secondo posto in Italia per costo del credito a breve: il 33% in più rispetto alla media nazionale per finanziare la liquidità aziendale

(foto sito CNA)

La Sardegna si conferma tra le regioni italiane più penalizzate sul fronte del credito alle imprese. Secondo i dati del Centro Studi CNA Sardegna, l’Isola registra oggi il secondo tasso più alto in Italia per il credito a breve termine, con un costo medio del 6,58% contro il 4,95% nazionale. Un differenziale che si traduce in un aggravio del 33% per le imprese che ricorrono al finanziamento della liquidità.

Il quadro complessivo evidenzia una contrazione strutturale dei prestiti. A gennaio 2026 lo stock di credito alle imprese sarde si attesta a 7,75 miliardi di euro, in calo rispetto ai livelli medi del 2022 (-11%). La dinamica, però, non è uniforme: mentre le grandi imprese mostrano segnali di tenuta, le PMI registrano un calo del 18%, confermando una selezione sempre più rigida da parte del sistema bancario.

Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, infatti, il credito alle grandi imprese è aumentato del 6,3%, mentre quello alle piccole imprese è sceso dell’1,7%, accentuando un divario che si riflette anche a livello settoriale.

Se la riduzione dei volumi è un problema strutturale, è il costo del credito a rappresentare la criticità principale. In Sardegna i tassi risultano stabilmente superiori alla media nazionale in tutte le principali categorie di finanziamento.

Per la liquidità aziendale, il tasso medio raggiunge il 6,58%, contro il 4,95% nazionale. Nel caso degli investimenti a medio-lungo termine, il valore si attesta al 4,88% rispetto al 4,29% italiano.

Il divario si amplia ulteriormente a livello settoriale: nei servizi il tasso è del 7,02% in Sardegna contro 5,12% nazionale (+1,90 punti), nelle costruzioni 7,29% contro 6,04% (+1,25 punti), nell’industria 5,52% contro 4,59% (+0,93 punti).

Secondo le simulazioni del Centro Studi CNA Sardegna, il differenziale di tasso ha effetti significativi sulla competitività delle imprese. Un finanziamento da 100.000 euro in tre anni costa alle imprese sarde circa il 33% in più rispetto alla media nazionale. Su un investimento da 500.000 euro a dieci anni, il maggiore esborso supera i 29.500 euro.

Risorse che vengono sottratte a investimenti, occupazione e crescita produttiva.

Sul quadro già critico si inserisce l’attesa per la riunione della Banca Centrale Europea dell’11 giugno 2026. Un eventuale rialzo dei tassi rischierebbe di aggravare ulteriormente la situazione, soprattutto in territori dove il costo del credito è già superiore alla media.

Un incremento anche contenuto potrebbe portare il tasso per la liquidità vicino al 7,1%, aumentando ulteriormente la pressione finanziaria sulle imprese.

Per CNA Sardegna, il problema non è congiunturale ma strutturale. L’organizzazione chiede l’attivazione di un fondo regionale di garanzia, la creazione di uno sportello dedicato alle PMI e l’apertura di un confronto istituzionale sul tema dell’insularità economica.

Il differenziale di costo del credito non è più sostenibile e rischia di compromettere la capacità competitiva delle imprese sarde, già penalizzate dalla loro condizione geografica.


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