Chiesa Italiana

Festa dei Lavoratori: «Il lavoro è strumento di pace in tempi di guerra» Reso noto il Messaggio della Conferenza episcopale italiana per il 1 maggio

«In un’epoca segnata dall’incremento dei conflitti bellici, è urgente interrogarsi sul ruolo del lavoro e sulle condizioni inedite in cui oggi si svolge l’attività umana».

È uno dei passaggi del Messaggio dei Vescovi per la Festa dei Lavoratori  del 1 maggio prossimo che ha per titolo: «Il lavoro e l’edificazione della pace».

«Il lavoro – si legge non è solo produzione: è azione collettiva, cooperazione, condivisione di saperi che costruisce comunità e genera sviluppo. In fabbrica, in ufficio, in agricoltura, le persone dialogano, mettono a disposizione competenze, costruiscono il futuro del Paese e dell’umanità. È una forma di “amore civile”, come ricordava san Giovanni Paolo II nella Laborem exercens: il lavoro umano partecipa alla vita nuova, quasi come annuncio dei “nuovi cieli e della terra nuova”».

«Oggi, in Italia, – scrivono i Vescovi – il lavoro soffre per le conseguenze dei conflitti: dall’aumento dei prezzi dell’energia alla precarietà economica, passando per la riconversione di capacità produttive verso scopi militari. La mente e le mani dei lavoratori possono costruire pace o strumenti di sterminio: tra questi due percorsi c’è una differenza fondamentale. Una guerra distrugge vite, benessere e ambiente; un’economia di pace costruisce sviluppo e comunità. La storia ci insegna che confondere costruzione e ricostruzione post-bellica porta alla perdita di civiltà».

«Anche papa Leone XIV – specificano i presuli nel loro Messaggio – ricordava che «la guerra si accontenta di distruggere, la pace richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione». E oggi molti Paesi ritornano alla logica del riarmo, coinvolgendo industria e tecnologie avanzate. La pace europea, frutto di decenni di volontà politica e lavoro, rischia di essere vista come parentesi: è urgente ricordare che il futuro si costruisce con il lavoro orientato alla pace, come suggeriva Isaia, trasformando «spade in vomeri e lance in falci».

«La riconversione dell’industria bellica in produzione civile – evidenziano i Vescovi – resta una priorità etica. Papa Giovanni Paolo II esortava a disertare le officine della morte per laboratori della vita; il venerabile Tonino Bello incoraggiava gli operai a trasformare strumenti di morte in beni che migliorano la qualità della vita. È un appello alla responsabilità educativa verso le nuove generazioni, affinché il lavoro non diventi strumento di guerra ma riaffermi la sua vocazione alla pace».

«Il lavoro – si legge ancora nel Messaggio – è la grammatica della società: esso ci ricorda che la guerra è l’inganno più grande e che costruire, cooperare, creare valore condiviso è l’unica vera strada per difendere l’umanità, promuovere la giustizia e custodire la nostra comune casa».


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