La protesta

Gli allevatori bovini in piazza a Olbia: «Abbiamo rispettato tutte le regole, ora pretendiamo rispetto» Hanno protestato contro le restrizioni alla movimentazione dei bovini che blocca le aziende

«Abbiamo rispettato tutte le regole, ora pretendiamo rispetto». È il grido degli allevatori sardi scesi in strada a Olbia per protestare contro le restrizioni alla movimentazione dei bovini introdotte a seguito dei focolai di dermatite bovina.

A oltre un anno dall’introduzione delle misure sanitarie, la mobilitazione organizzata da Coldiretti Sardegna ha portato gli allevatori a bloccare temporaneamente la principale arteria cittadina e poi a raggiungere in corteo il porto Isola Bianca.

Una protesta nata dalla crescente preoccupazione per le conseguenze che le limitazioni stanno avendo, secondo gli operatori del settore, sulle aziende zootecniche dell’Isola.

La richiesta degli allevatori è la declassazione della malattia che sta bloccando l’intera Regione nelle esportazioni degli animali. Senza questo provvedimento, hanno detto gli allevatori, le stalle sarebbero piene di bestiame con nessuna possibilità di assicurare il cibo, perché i costi del mantenimento stanno diventando insostenibili.

Gli allevatori contestano anche quella considerano una disparità di trattamento dopo l’adesione ai protocolli sanitari. Dopo aver rispettato tutti i protocolli richiesti in termini sanitari dalla Asl e dal Ministero – hanno affermato – si trovano comunque penalizzati, come chi non ha seguito le prescrizioni.

Secondo i dati diffusi da Coldiretti Sardegna, alla campagna vaccinale avrebbe aderito il 98% degli allevamenti, mentre circa il 97% dei bovini sarebbe stato vaccinato.

«Chiediamo innanzitutto di sbloccare la movimentazione dei vitelli – ha dichiarato Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti –. Gli allevatori per due anni hanno fatto il proprio dovere e hanno rispettato le norme, vaccinando, con una più che giustificata diffidenza iniziale, visto che si trattava di un vaccino nuovo».

Cualbu sottolinea quindi la necessità di un intervento sulle attuali restrizioni: «Abbiamo rispettato le regole ma ora non può essere la burocrazia romana e di Bruxelles a vanificare il lavoro di anni. Chiediamo che  la politica stia unita nel rivendicare con forza la dignità del lavoro del comparto bovino».

Coldiretti ritiene necessario un intervento delle istituzioni, in particolare Ministero e della Regione presso l’Unione Europea perché sblocchi, quella che definisce un’ingiustizia. Poi la richiesta di rivedere la classificazione della malattia perché non si possono attendere i tempi della blue tongue: si sta bloccando un’intera Isola per pochissimi casi.

Il corteo degli allevatori si è concluso al porto Isola Bianca, dove la protesta ha portato davanti a uno dei principali punti di collegamento dell’Isola la richiesta di rivedere le restrizioni e consentire la ripresa della movimentazione dei bovini.

Al centro della mobilitazione resta dunque la richiesta di Coldiretti di un cambio di passo sulle misure sanitarie legate alla dermatite bovina, con particolare attenzione alla movimentazione dei vitelli e alla situazione delle aziende che, secondo gli allevatori, stanno sostenendo da mesi costi sempre più difficili da sopportare.


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