Lavoro e impresa

Guerre, energia, credito: gli effetti sull’artigianato sardo Secondo l'ultimo report di Confartigianato, il costo degli shock internazionali per le imprese sarde è di circa 4 miliardi di euro

Dettaglio sul lavoro di un vestito isolano | Foto Sardegna Turismo

Dal 2022 a oggi sulle imprese sarde guerre, energia e credito hanno fatto abbattere un onda di quasi 4 miliardi di euro. Questa la cifra che emerge dall’ultimo lavoro dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna che tiene conto degli shock a livello internazionale e delle loro conseguenze attraverso dati Istat, Mase, Terna e Banca d’Italia.
L’impatto di 3 miliardi e 866 milioni di euro, valore che equivale all’1,80% del PIL medio annuo negli ultimi cinque anni in Sardegna, è dovuto principalmente a tre componenti: maggiori costi per l’importazione di energia, maggiori oneri finanziari sostenuti dalle imprese e minori esportazioni verso i mercati interessati dalle tensioni internazionali. Con un dato particolare che evidenzia ancora una volta le complessità vissute dall’isola sul fronte dell’energia: secondo il report di Confartigianato, il 72,4% dell’impatto economico sarebbe infatti riconducibile all’aumento dei costi delle importazioni energetiche.

«Questi numeri ci dicono che le imprese sarde stanno affrontando una pressione economica che non dipende dalle loro scelte, ma da una successione di crisi internazionali che si scaricano direttamente sui bilanci aziendali – commenta Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna – il dato che più ci preoccupa è il peso dell’energia, che nell’Isola rappresenta oltre sette decimi dell’impatto complessivo. Per una piccola impresa, un aumento della bolletta non è semplicemente una voce di spesa in più: significa avere meno risorse per acquistare macchinari, assumere personale, innovare e programmare il futuro». Da qui la necessità di una politica energetica che permetta alle piccole imprese di «non affrontare da sole una transizione energetica che rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di svantaggio competitivo». Una strada che la Regione starebbe cercando di percorrere come sottolineato dallo stesso Meloni: «I bandi e le misure della Regione finalizzati a incentivare l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti alternative, vanno nella direzione da sempre auspicata dalla nostra Associazione e dai nostri imprenditori». La strada però è piuttosto lunga e appare in salita. Anche perché se per l’incidenza dell’aggravio sul PIL la Sardegna si colloca al 17° posto in Italia, la Sardegna è quarta per incidenza dell’extracosto dell’energia sul piano nazionale negli ultimi mesi. A questi si aggiunge il dato sul credito, con il costo del denaro in continuo aumento che frena i progetti delle micro e piccole imprese di innovazione e non solo. «Le imprese sarde hanno dimostrato di saper resistere anche nelle fasi più difficili ma questa capacità non può diventare un alibi per lasciare sulle loro spalle il peso delle crisi internazionali – aggiunge il Presidente – Non chiediamo privilegi, ma la possibilità di lavorare e crescere senza partire ogni giorno con un costo aggiuntivo rispetto ai concorrenti. Difendere le piccole imprese significa difendere il lavoro, i servizi e la vitalità economica di tutta la Sardegna».


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