Iniziative

I 40 anni del pellegrinaggio e il Cammino di Bonaria si incontrano Parlano Pierangelo Soi e Antonello Menne: insieme nel nome della Patrona della Sardegna

La notte tra il 24 e il 25 aprile si vive uno degli appuntamenti più sentiti della devozione mariana in Sardegna: il pellegrinaggio da Sinnai a Bonaria, organizzato dall’Associazione «Il Segno».

Un’edizione speciale, quella di quest’anno, che segna il quarantesimo anniversario dell’iniziativa e coincide con il centenario della consacrazione della Basilica di Bonaria.

Pierangelo Soi, presidente dell’associazione, non immaginava quattro decenni fa che si arrivasse così lontano. «Sinceramente no – ha detto ai microfoni di Radio Kalaritana. Ho sempre detto però che il preghieraggio è stato come soffiare sulla cenere: la brace c’era già. Esisteva una devozione profonda, noi abbiamo semplicemente contribuito a ravvivarla. E quest’anno la coincidenza con il centenario della Basilica rende tutto ancora più significativo».

Un cammino che affonda le radici nella tradizione…
Assolutamente sì. Siamo sempre rimasti nel solco della Chiesa. Il titolo scelto per questa edizione, “Ecce Sardinia Mater Tua”, esprime bene il senso: un abbraccio che coinvolge tutta l’isola attorno alla sua patrona. Anche la fiaccolata, che sta attraversando diversi paesi, vuole rappresentare proprio questo: una Sardegna unita nella fede.

Ogni anno migliaia di persone si mettono in cammino. È quasi un «miracolo»?
Dopo la pausa forzata del Covid, quando abbiamo mantenuto viva la tradizione anche con veglie in streaming, i numeri sono cambiati. Ma non è questo l’aspetto centrale. Conta il significato. Ricordo le parole del vescovo durante una veglia: non dobbiamo rammaricarci per ciò che manca, ma cogliere il valore del cammino. È questo che rende il pellegrinaggio vivo.

Qual è il messaggio più forte di questa esperienza?
Che la tradizione deve essere viva. Come ci disse don Julián Carrón: se non diventa esperienza presente, resta lettera morta. Sono gli incontri, le relazioni, le testimonianze a rendere questo cammino qualcosa di autentico». La sera del 24 arriva la fiaccola, partita da Olbia, dopo aver attraversato numerosi centri e anche realtà significative come il carcere minorile. Da Monserrato viene portata a Sinnai e poi, insieme, si parte verso Bonaria: è un grande abbraccio collettivo.

Accanto al pellegrinaggio cresce anche il progetto del Cammino di Bonaria, che quest’anno ha visto partire l’11 aprile una fiaccolata attraverso l’isola.

«È partita da Olbia – ha detto Antonello Menne, presidente del Cammino di Bonaria – ha attraversato le 14 tappe del Cammino di Bonaria. Gli atleti portano la fiaccola, ma il vero protagonista è il coinvolgimento delle comunità. Ogni paese risponde con entusiasmo: è un segno forte di quanto questo cammino sia radicato nel cuore dei sardi».

Cosa vi ha colpito di più?
«La partecipazione. Sindaci, cittadini, associazioni: tutti si sentono parte di questo percorso. Non è solo un evento organizzato, è qualcosa che appartiene davvero alla gente».

C’è anche una forte collaborazione tra realtà diverse…
«Sì, ed è uno degli aspetti più belli. Con l’Associazione Il Segno di Sinnai condividiamo questo cammino e l’evento finale del 24 aprile. È la dimostrazione che quando c’è un obiettivo comune, si può lavorare insieme in modo straordinario».

Che valore ha oggi il pellegrinaggio?
«È importante chiarire una cosa: non è turismo lento. È qualcosa di diverso. Chi parte lo fa con una motivazione profonda. È un’esperienza che mette alla prova, che aiuta a ritrovare senso. Nel Medioevo si camminava per fede, ma anche per espiazione o per ricominciare. In fondo, anche oggi è così: il pellegrinaggio è un modo per liberarsi da ciò che appesantisce e rimettersi in cammino, dentro e fuori».


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