
Nei giorni scorsi ho avuto la gioia di partecipare ad alcuni momenti della visita di Papa Leone XIV in Spagna. In concomitanza con quell’evento, diversi vescovi del Mediterraneo si sono incontrati per riflettere sul Mediterraneo e sulla pace. Tra i tanti aspetti che hanno colpito vi sono certamente l’entusiasmo delle persone, la gioia e la commozione di quanti hanno avuto la possibilità di incontrare il Papa, ascoltarlo e fare festa insieme a lui.
In particolare, mi hanno colpito due discorsi pronunciati durante le veglie di preghiera di Madrid e di Barcellona, soprattutto per il modo in cui il Papa si è rivolto ai giovani. Vorrei riassumerne il messaggio attraverso alcune parole chiave.
La prima è l’inquietudine. A Barcellona il Papa ha invitato i giovani a coltivare quella sana inquietudine che nasce dal desiderio di verità e di felicità e che si oppone alle soddisfazioni effimere offerte dal successo o dai meccanismi della produzione. È l’inquietudine di chi sa di essere fatto per qualcosa di più: per la verità, per la bellezza, per la giustizia, per l’amore e per la felicità. Per questo il Papa ha invitato a cercare un’acqua che possa dissetare profondamente il cuore dell’uomo. Questa inquietudine è un dono di Dio, perché noi siamo fatti su misura per l’infinito e nulla, prima dell’incontro con l’infinito, può davvero soddisfarci.
Un secondo elemento è la bellezza della fede. La fede è bella perché dona gioia alla vita e sapore alla realtà. Il giovane cristiano, ha detto il Papa, diventa luminoso nella gioia come nella prova, perché vive attingendo dall’interno il gusto della vita, senza aspettare che siano la ricchezza, il piacere o il potere a darglielo. È una prospettiva che si contrappone alla desolazione, alla depressione e all’angoscia che spesso segnano il nostro tempo. La fede apre la realtà a un orizzonte nuovo e la rende più bella.
C’è poi un invito molto concreto: i giovani sono chiamati a dare una direzione nuova alla società, diventando protagonisti del cambiamento. Questo cambiamento comincia dai legami quotidiani, dalla famiglia, dall’università, dalla scuola, dal lavoro. Il cristiano non può essere un semplice spettatore della storia o un giudice degli altri; è chiamato a offrire una reale esperienza di rinnovamento, nata dall’incontro con il Signore.
Infine, una parola che racchiude una vera missione: «Siate umani». Non si tratta di essere supereroi, ma di vivere pienamente la grandezza della propria vocazione umana, accogliendo senza paura i sentimenti più autentici del cuore: la compassione, la ricerca della bellezza, il desiderio del bene e della verità. Il mondo ha bisogno di speranza e la speranza nasce sempre dall’incontro con ciò che è vero, bello e giusto.
Questi spunti mostrano un Papa che parla al cuore dell’Europa e delle nuove generazioni, aiutando tutti a ritornare al fondamento della fede e alla profondità della propria umanità. La risposta di tanti giovani e di tante persone di ogni età dimostra quanto queste parole intercettino un’attesa profonda presente nel cuore dell’uomo. Per questo la gratitudine verso Papa Leone XIV può diventare per tutti noi attenzione alle sue parole e disponibilità ad accogliere le sue indicazioni di vita.
+Arcivescovo
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