Si è svolta a Fiesole la quarta Assemblea plenaria del Consiglio dei giovani del Mediterraneo, formato da trentacinque ragazzi provenienti da diciotto Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum e nominati dalle rispettive Conferenze episcopali cattoliche. Un’esperienza nata nel 2022 come frutto dell’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana proprio nei giorni in cui la guerra tornava a sconvolgere l’Europa con l’invasione dell’Ucraina.
A quell’appuntamento presero parte sessanta vescovi cattolici e sessantasei sindaci delle città del Mediterraneo, raccogliendo l’intuizione del venerabile Giorgio La Pira: costruire la pace a partire dalle città, luoghi nei quali popoli, culture e religioni diverse sono chiamati a vivere insieme. La prossimità può diventare occasione di incontro e di scambio oppure trasformarsi in conflitto. Per questo è necessario ripensare la pace a partire dai luoghi concreti della vita quotidiana, dove si costruiscono relazioni, si condividono responsabilità e si impara la convivenza.
In questi quattro anni il Consiglio dei giovani del Mediterraneo è diventato molto più di un semplice organismo di confronto. È nata una vera amicizia, capace di generare relazioni, programmi educativi, occasioni di studio e progetti comuni. Durante l’incontro di quest’anno è stato anche sottoscritto un protocollo per promuovere gemellaggi tra le comunità, affinché l’amicizia tra i giovani diventi amicizia tra popoli e territori.
In questa prospettiva risuonano con forza le parole di Papa Leone XIV, che ha indicato nel desiderio di infinito presente nel cuore dell’uomo il principio più profondo di ogni autentica trasformazione sociale. La guerra nasce quando il cuore si chiude nei propri interessi; la pace, invece, prende forma quando si scommette sui giovani, sul loro desiderio di felicità, di verità e di bene.
La riflessione si conclude con un altro invito del Pontefice: «Senza gioia non c’è rinnovamento, senza interiorità non c’è liberazione, senza incontro non c’è politica, senza l’altro non c’è giustizia». È da questa gioia, dall’incontro e dal riconoscimento reciproco che può nascere una convivenza davvero pacificata e un futuro di speranza per tutto il Mediterraneo.
di Giuseppe Baturi
+Arcivescovo

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