Ricorrenze

Il 2 giugno in Sardegna, dove la mancanza di lavoro resta una piaga sociale La Cisl regionale invita a riflettere sulla condizione precaria del lavoro nell'Isola

Un momento delle proteste sul silo dello stabilimento Eurallumina di Portovesme

La Festa della Repubblica richiama il principio che apre la Costituzione italiana e che continua a rappresentare il fondamento della convivenza democratica del Paese: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.

Un principio che, per la CISL Sardegna, non può limitarsi a una celebrazione simbolica, ma deve tradursi in opportunità concrete per lavoratori, famiglie e territori.

In occasione del 2 Giugno, il sindacato regionale invita a riflettere sulla condizione del lavoro nell’Isola, dove permangono criticità che riguardano non solo l’occupazione, ma anche la qualità del lavoro, i livelli salariali e le prospettive di sviluppo.

«Celebriamo la nascita della Repubblica e i valori che stanno alla base della nostra Costituzione – spiega ai microfoni di Radio Kalaritana, il segretario confederale della CISL Sardegna, Mirko Idili –. Tra questi, il lavoro occupa un ruolo centrale. Per questo il 2 Giugno rappresenta anche un’occasione per riflettere sulle condizioni economiche e sociali della Sardegna, che continua a presentare fragilità e ritardi significativi».

I dati più recenti confermano un quadro ancora complesso. Secondo le elaborazioni sindacali su dati ISTAT, il tasso di occupazione nell’Isola si attesta al 58,2%, oltre quattro punti sotto la media nazionale del 62,5%, mentre il tasso di disoccupazione raggiunge il 9,5%, contro il 6,3% registrato nel resto del Paese.

«Dietro questi numeri ci sono persone, giovani, famiglie e lavoratori che cercano opportunità occupazionali o che faticano a trovare condizioni adeguate alle proprie aspettative e competenze», sottolinea Idili.

Ma il problema non riguarda soltanto l’accesso al lavoro. Al centro della riflessione sindacale c’è anche il tema della qualità dell’occupazione e della capacità dei redditi di garantire condizioni di vita dignitose. In Sardegna il reddito medio complessivo dichiarato supera di poco i 20.500 euro annui, mentre il reddito da lavoro dipendente si colloca sotto i 17 mila euro. A ciò si aggiunge un divario salariale che continua a penalizzare l’Isola rispetto al resto del Paese.

Nel 2024, la retribuzione media giornaliera è stata di 86,4 euro per gli uomini e di 65,8 euro per le donne, valori inferiori alle medie nazionali. Un dato che evidenzia non solo la debolezza delle retribuzioni, ma anche la necessità di rafforzare le politiche per la parità di genere e l’inclusione nel mercato del lavoro.

«Oggi parlare di lavoro significa parlare anche di salari, potere d’acquisto, sicurezza, formazione e valorizzazione delle competenze», afferma il segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda. «La crescita economica non è sufficiente se non si traduce in occupazione stabile, redditi adeguati e opportunità di crescita professionale».

A rendere ancora più difficile il quadro contribuisce il peso crescente del costo della vita. La spesa energetica media delle famiglie sarde risulta superiore alla media nazionale, una condizione che risente delle peculiarità dell’insularità e della forte dipendenza dall’energia elettrica.

La Sardegna continua inoltre a caratterizzarsi per una struttura produttiva composta prevalentemente da micro e piccole imprese, che rappresentano oltre il 95 per cento del tessuto imprenditoriale regionale. Una realtà che costituisce una risorsa importante, ma che incontra maggiori difficoltà nell’affrontare i processi di innovazione, crescita dimensionale e consolidamento occupazionale.

Tra le priorità indicate dalla CISL resta centrale il tema della sicurezza sul lavoro. Il sindacato ribadisce la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e di dare piena attuazione agli impegni assunti con il Patto di Buggerru, affinché il diritto al lavoro sia sempre accompagnato dal diritto alla salute e alla sicurezza.

Allo stesso tempo, il sindacato guarda alle opportunità che si profilano per l’Isola. La transizione energetica, il progetto Einstein Telescope, il potenziamento delle infrastrutture digitali, la Blue Economy, la logistica e l’innovazione rappresentano sfide decisive per il futuro della Sardegna.

«Queste opportunità non possono essere sprecate – osserva Idili –. La situazione è migliorata rispetto ad alcuni anni fa, ma la Sardegna presenta ancora criticità evidenti. La prospettiva può essere positiva se saremo capaci, come sistema regionale, di trasformare gli investimenti in sviluppo, occupazione qualificata e nuovi percorsi professionali».

Un concetto ribadito anche dal segretario generale Ledda: «Una Repubblica fondata sul lavoro non può limitarsi a registrare dati economici positivi. Deve essere capace di trasformare gli investimenti in occupazione di qualità, i diritti in opportunità concrete e la crescita in benessere diffuso. Per la Sardegna significa costruire una strategia che tenga insieme lavoro, formazione, innovazione, politica industriale e coesione territoriale».

Una sfida che, secondo la CISL Sardegna, rappresenta oggi il modo più autentico per dare attuazione ai valori della Costituzione e al principio su cui si fonda la Repubblica.


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