
Vorrei andare all’università senza preoccuparmi di finire in mezzo a una pioggia di missili senza dover correre nel bunker antiaereo». Théa Ajami riprende fiato. «Nonostante tutto questo non sia ancora possibile, non mi arrendo. E continuo a credere nella pace». Théa viene dal Libano e compirà 23 anni il 29 dicembre. Racconta i suoi «sogni», come li definisce. I sogni di una studentessa che vive in un Paese in guerra. Porta le sue speranze e la sua sofferenza nel Consiglio dei giovani del Mediterraneo. È il laboratorio della fraternità e del dialogo che abbraccia le sponde del grande mare e che raccoglie trentaquattro ragazzi cattolici in rappresentanza delle Chiese legate al bacino. Una consulta tutta laica e under 30, voluta dalla Conferenza episcopale italiana, che abbraccia diciotto Paesi di tre continenti, Europa, Asia e Africa, da cui provengono i delegati. Segno di una generazione che «immagina un futuro migliore e che ha scelto di mettersi in gioco per costruirlo» e riflesso di «un mondo che non si arrende all’indifferenza e all’abitudine ma si impegna e lavora per trasformare il male in bene», ha spiegato Leone XIV ricevendo in udienza i ragazzi lo scorso settembre. Unire i giovani per unire i popoli è l’intuizione che sta alla base del piccolo «Sinodo» e che si ispira alle parole del sindaco «santo» di Firenze, Giorgio La Pira. Il padre costituente e parlamentare Dc, di cui è in corso la causa di beatificazione, è stato il motore del doppio incontro dei vescovi del bacino «Mediterraneo frontiera di pace» promosso dalla Cei: il primo nel 2020 a Bari; il secondo nel 2022 a Firenze dove accanto ai pastori si sono riuniti i sindaci. Come eredità concreta dell’appuntamento in terra toscana, la Conferenza episcopale italiana ha fatto nascere il Consiglio dei giovani che ha come sede il Seminario di Fiesole. «Un’iniziativa come questa è un gesto di stima e fiducia, una scommessa sui giovani. Quanti ragazzi in varie parti del mondo sono convocati per imparare a odiare o mandati a combattere gli uni contro gli altri», ha detto l’arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, Giuseppe Baturi, nelle giornate di insediamento del Consiglio nell’estate 2023 a Firenze. In tre anni le aree d’azione si sono consolidate: la formazione spirituale, l’impegno sociale, l’educazione, lo scambio fra le sponde. E il cammino ha testimoniato come la fede si faccia azione civica e il Vangelo si traduca in percorsi di dialogo, riconciliazione, solidarietà fra comunità, popoli e religioni. Come viene testimoniato dal gemellaggio fra l’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni con il vicariato apostolico dei latini di Beirut o il progetto «Prendersi cura: una famiglia in ogni comunità» lanciato durante il Giubileo. I giovani del Consiglio torneranno a riunirsi in Italia dal 18 luglio per una settimana.
Giacomo Gambassi, vaticanista Avvenire (Articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire domenica 12 luglio)
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