
Sviluppo industriale e tutela del territorio devono procedere insieme. È l’appello di Confindustria Sardegna Meridionale, che sollecita un confronto sulle recenti e annunciate iniziative di sviluppo nell’Isola, dall’Einstein Telescope al data center di Nuraxi Figus, passando per le attività di ricerca mineraria e i progetti di investimento nel turismo.
L’associazione chiede che la discussione si fondi su dati, norme, opportunità concrete e competenze, evitando contrapposizioni che rischiano di frenare le prospettive economiche della Sardegna.
«Da decenni le attività produttive e industriali si realizzano con una crescente attenzione all’ambiente e sono sottoposte a iter autorizzativi rigorosi che durano anni, prevedendo articolate valutazioni socio-economiche, ambientali e paesaggistiche», affermano Antonello Argiolas e Andrea Porcu, rispettivamente presidente e direttore generale di Confindustria Sardegna Meridionale.
«Sono queste le sedi in cui stabilire se un progetto sia compatibile con il territorio. Alle istituzioni preposte, a ogni livello, spetta il compito e la responsabilità di valutare e alle imprese quello di poter investire nel rispetto delle norme vigenti», aggiungono.
L’associazione riconosce alle comunità il diritto di essere informate in modo chiaro e tempestivo. Il confronto con i territori, a partire dalle questioni che più preoccupano i cittadini, come l’utilizzo delle risorse naturali, deve svolgersi nell’ambito dei procedimenti e con la massima trasparenza, come già previsto dalle norme.
«Non scegliere tra sviluppo e ambiente»
Secondo Confindustria Sardegna Meridionale, sviluppo industriale e tutela del paesaggio possono convivere, come avviene in altre regioni italiane ed europee. La Sardegna, sottolinea l’associazione, dispone di un patrimonio di suolo e sottosuolo ampio e ancora inutilizzato, con potenzialità di crescita sia in ambito agricolo sia industriale.
A fronte di queste opportunità, l’Isola continua però a fare i conti con lo spopolamento e con un reddito pro capite tra i più bassi d’Italia.
«Chi prova a costruire un futuro anche nei comparti manifatturieri e digitali ad alto contenuto tecnologico trova oggi inspiegabili ostacoli che rischiano di compromettere il potenziale e l’attrattività della Sardegna», evidenzia l’associazione, ricordando anche le penalizzazioni legate ai maggiori costi per il trasporto delle merci e per l’energia.
Le grandi trasformazioni industriali e digitali
Nel documento, Confindustria richiama anche il ruolo delle filiere produttive che sostengono le tecnologie utilizzate quotidianamente, dall’energia elettrica all’intelligenza artificiale. Servizi e strumenti digitali, osserva, hanno sempre alle spalle sistemi produttivi localizzati in specifici territori.
Da qui la necessità che ogni regione contribuisca alla realizzazione delle infrastrutture e degli impianti necessari. «Non è più sostenibile che i benefici siano condivisi mentre gli oneri sempre collocati altrove, nel giardino di qualcun altro», è la posizione dell’associazione.
La Sardegna, sostiene Confindustria Sardegna Meridionale, può crescere, creare occupazione qualificata e trattenere i giovani, a condizione di affrontare le trasformazioni in corso con una strategia condivisa.
«Non si tratta di scegliere tra sviluppo e ambiente, ma di governare il cambiamento come l’Isola ha già dimostrato di saper fare», conclude l’associazione, invitando a superare la logica del «no» e a costruire una visione capace di accompagnare le grandi trasformazioni industriali e digitali, salvaguardando al tempo stesso il valore del patrimonio ambientale sardo.
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