La richiesta

La CISL chiede la revisione della classificazione dei comuni montani e misure di salvaguardia per i 102 centri sardi esclusi Il sindacato sollecita un intervento del Governo e del Parlamento e un confronto con la Regione

I monti di Villacidro

La CISL Sardegna chiede di rivedere la nuova classificazione dei comuni montani e di introdurre misure di salvaguardia per i 102 centri sardi esclusi dal nuovo elenco. Il sindacato sollecita un intervento del Governo e del Parlamento e un confronto con la Regione sulle possibili conseguenze della riclassificazione su servizi, occupazione e contrasto allo spopolamento.

Dal 22 luglio, con l’entrata in vigore della nuova classificazione prevista dalla legge n. 131 del 2025, i comuni montani dell’Isola sono passati da 234 a 132, con una riduzione del 43,6%.

«Altitudine e pendenza non bastano a rappresentare le condizioni delle nostre comunità», sottolinea Mirko Idili, segretario regionale della CISL Sardegna, chiedendo che nella valutazione siano considerati anche insularità, distanza da scuole e ospedali, difficoltà dei collegamenti e fragilità demografica.

Secondo il sindacato, la perdita della classificazione potrebbe limitare l’accesso a risorse e misure destinate ai territori montani, tra cui incentivi per il personale scolastico e sanitario, sostegni alle nuove attività economiche e interventi a favore della residenzialità. Idili precisa tuttavia che la riclassificazione «non determina automaticamente la chiusura dei plessi scolastici o dei presìdi sanitari», ma evidenzia la necessità di garantire gli strumenti utili a mantenere i servizi e ad attrarre lavoratori nelle aree più fragili.

La CISL Sardegna chiede quindi alla Regione di convocare un tavolo con le parti sociali per valutare risorse coinvolte, servizi a rischio e interventi necessari. Al Governo viene invece chiesta una revisione dei criteri di classificazione, accompagnata da misure transitorie che garantiscano continuità agli interventi già programmati.

Per il sindacato, assicurare scuola, sanità, mobilità e lavoro nelle aree interne è una condizione essenziale per contrastare lo spopolamento e consentire alle persone di continuare a vivere e lavorare nelle proprie comunità.


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