
In questo tempo di violenza, spesso di odio tra popoli ma anche tra persone, perfino dentro le famiglie, siamo talvolta raggiunti da buone notizie, da testimonianze di persone che, pur vittime della violenza degli altri, ne interrompono il corso, impedendo che dall’odio nascano altro odio e altra violenza. Persone che si assumono la responsabilità morale di indicare una strada diversa.
Nei giorni scorsi tutta la comunità nazionale è stata colpita dalla lettera pubblicata da Davide Simone Cavallo, uno studente universitario di 22 anni accoltellato da un gruppo di ragazzi per cinquanta euro a Milano. Una lettera lunga, profondissima, capace di scuotere le nostre abitudini e i nostri schemi, aprendoci alla possibilità di un mondo diverso.
Davide scrive di non odiare chi lo ha ridotto così. Ed è proprio questa la radice del perdono: la capacità di immedesimarsi nell’altro, di non ridurre una persona alla sua azione peggiore. Egli arriva perfino ad avere compassione dei suoi aggressori, riconoscendo dietro la violenza una rabbia e un dolore che nascono dal non comprendere la vita e dal non sentirsi compresi.
Questa violenza senza ragioni profonde è spesso il frutto di un nichilismo che afferma che la vita non abbia senso. Da qui nasce un dolore immotivato che genera altra distruzione. Per questo risultano decisive le parole con cui Davide invita i suoi aggressori ad avere pietà di se stessi e a non lasciarsi definire da ciò che è accaduto. È il principio di ogni possibile cambiamento: accogliere nuovamente il proprio cuore e riconoscere che la vita non è un male, ma un dono.
Pur avendo perso l’uso delle gambe, Davide racconta di stare imparando ad amare la vita ancora di più. Ed è qui che emerge un altro elemento fondamentale: la gratitudine. Non c’è gioia senza gratitudine e senza gratitudine non può esserci cambiamento, né personale né sociale.
Le sue parole diventano allora un appello rivolto a tutti noi: vivere, amare, custodire la vita, non dare per scontato il bene ricevuto e lasciar andare il male. La nostra vita è unica e preziosa, ha bisogno di essere abbracciata e custodita. Solo così possiamo offrirci agli altri nell’amicizia, nel perdono e nella possibilità di un cammino comune anche con chi ancora fatica a comprendere.
Condividi:
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
- Stampa (Si apre in una nuova finestra) Stampa
Scopri di più da Kalaritana Media
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
