La vertenza

Portovesme, i sindacati chiedono la convocazione urgente del tavolo di crisi Dopo l’annuncio di 6,3 milioni di euro dal Mef per la messa in sicurezza dello stabilimento, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec chiedono un confronto

Una foto dal forno dove prosegue la protesta | Foto Cisl Sardegna

Il Ministero convochi subito il tavolo di crisi con le organizzazioni sindacali, con o senza la partecipazione di Rusal, proprietaria russa dello stabilimento. È la richiesta avanzata dai segretari territoriali di Filctem-Cgil, Emanuele Madeddu, Femca-Cisl, Nino D’Orso, e Uiltec, Gigi Loi, durante l’assemblea svoltasi questa mattina davanti ai cancelli della fabbrica di allumina di Portovesme, nel Sulcis.

I sindacati chiedono un incontro per conoscere quanto emerso dal tavolo tecnico della scorsa settimana, al quale i rappresentanti dei lavoratori non erano stati invitati, e riportare il confronto sul piano politico-sindacale.

Al centro della preoccupazione c’è la prospettiva dello stabilimento. I 6,3 milioni di euro annunciati dal Mef per garantire le attività di messa in sicurezza, secondo le organizzazioni sindacali, sarebbero sufficienti a coprire soltanto i mesi di novembre e dicembre. Da gennaio, quindi, potrebbe ripresentarsi la stessa situazione di crisi finanziaria.

In attesa di poter esaminare il verbale della riunione tecnica, i rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito che la mobilitazione resta in piedi. Nel sito di Portovesme sono attualmente impiegati 189 lavoratori, con turnazioni e organici ridotti.

«Non si dice nulla della prospettiva e per questo serve un chiarimento a livello istituzionale», hanno sottolineato i sindacati, chiedendo che la discussione venga riportata al tavolo politico-sindacale.


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