Il racconto

Prosegue il Pellegrinaggio in Terra Santa, tra incontri e riflessioni Sulla strada dei pellegrini c'è la storia delle persone del luogo, ma anche una profonda riflessione spirituale

La Celebrazione presso la Basilica dell’Annunciazione

Prosegue il pellegrinaggio in Terra Santa organizzato dalla Diocesi di Cagliari e dalla Caritas di Cagliari. Dopo i racconti dai villaggi di Taybeh e Abboud, l’ultima giornata è stata dedicata a visite e incontri in Cisgiordania e a una celebrazione nella Basilica dell’Annunciazione di Nazaret.

Ancora una volta, i pellegrini si sono confrontati con le difficoltà quotidiane della popolazione palestinese. Da Burqin, luogo della visita alla Chiesa del Miracolo dei dieci lebbrosi, a Nazareth i chilometri di distanza sono solo 30, ma il viaggio, racconta il pellegrino Francesco Birocchi, è durato più di tre ore. Questo a causa di paesi palestinesi isolati attraverso le colonie e un sistema viario che isola i villaggi palestinesi, con percorsi che si allungano.

A Burqin, che un tempo aveva diecimila abitanti, il parroco della chiesa ha raccontato la realtà che si vive nell’area, dove oggi i cristiani sono circa 80. Poi la visita all’università arabo-americana di Zababdeh, ateneo privato fondato nel 2000. Importanti però sono stati e continuano a essere i momenti di riflessione e di preghiera, aiutati dalle parole del biblista don Luigi Castangia, che accompagna il pellegrinaggio con letture ed episodi biblici che si svolgono nei territori coinvolti dal pellegrinaggio. «Il pellegrinaggio è il paradigma dell’esistenza – ha raccontato don Luigi al pellegrino Francesco Birocchi – A ben vedere, la vita è un pellegrinaggio, ha un’origine e ha un termine, ha un inizio e una fine. Il problema è quello di comprendere se questa vita, che per forza di cose ha una fine, abbia realmente una destinazione: verso cosa noi ci stiamo dirigendo, qual è il fine di tutto? In tal senso il pellegrinaggio è educativo». In questo, il racconto biblico ha il suo enorme peso che sconfina anche nell’attualità. «La storia non è una accozzaglia di eventi – afferma ancora don Castangia ai microfoni del pellegrino – Anche in una situazione drammatica, come quella che si vive costantemente in Terra Santa, la storia, ci insegna la Bibbia, ha una direzione. La Bibbia non racconta una cronistoria, vuole piuttosto comunicare il senso della storia ed è per questo che un pellegrinaggio è profetico. Tutto ciò che accade all’interno di esso, diventa rivelativo per chi ha occhi e cuore aperto, sa guardarsi attorno e lasciarsi interrogare dagli eventi: perché mi sta accadendo questo? Cosa devo ancora imparare? Vedere tutto dalla prospettiva di un senso».


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