La riflessione

Rallentare per restituire valore al tempo libero ed accorgersi delle persone che ci sono accanto Non è inattività, ma spazio in cui la persona ritrova la propria unità

Viviamo immersi in un tempo che sembra non bastare mai. Corriamo da un impegno all’altro, rincorriamo scadenze, programmi, notifiche. Persino il riposo rischia di trasformarsi in un’agenda da riempire, in una lista di esperienze da consumare prima che l’estate finisca.

Eppure il tempo delle vacanze continua a custodire una domanda essenziale: che cosa ci rende davvero liberi? Forse la risposta non sta nei chilometri percorsi, nelle mete raggiunte o nelle fotografie condivise, ma nella capacità di rallentare. Rallentare non significa perdere tempo, ma restituire valore al tempo.

Significa accorgersi delle persone che ci sono accanto, ascoltare con pazienza chi ci parla, ritrovare il gusto del silenzio, della lettura, di una passeggiata senza fretta, di una tavola attorno alla quale nessuno guarda l’orologio.

In una società che misura tutto in termini di produttività, il riposo diventa quasi un atto controcorrente. Non è inattività, ma spazio in cui la persona ritrova la propria unità.

L’articolo completo sul numero di Kalaritana Avvenire in edicola domani.


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