
L’avvio dei saldi estivi, in programma il 4 luglio, rappresenta un banco di prova decisivo per il commercio della moda in Sardegna. A sostenerlo è Confcommercio, che evidenzia come il settore, soprattutto nel Nord dell’Isola, stia attraversando una fase di profonda trasformazione tra crisi del dettaglio tradizionale, concorrenza dell’e-commerce e cambiamenti nelle abitudini di consumo.
Nel nord della Sardegna il comparto conta oltre 1.200 punti vendita, rappresenta circa il 24% delle imprese attive del territorio e garantisce lavoro a una platea stimata tra 2.160 e 2.640 addetti, su un totale regionale compreso tra 8.100 e 9.900 lavoratori.
Secondo Confcommercio, il momento più delicato riguarda i piccoli negozi di vicinato della fascia medio-bassa, alle prese con una crisi strutturale che nell’ultimo decennio ha portato alla scomparsa di circa un’impresa commerciale su sei in Sardegna. Il commercio al dettaglio tradizionale ha registrato una flessione superiore al 20%, mentre nei centri storici si è perso il 13% delle attività.
In questo contesto, i saldi rappresentano un’opportunità per fare cassa e smaltire le rimanenze, ma rischiano anche di comprimere ulteriormente i margini di guadagno delle imprese, già messi a dura prova dall’aumento dei costi e dalla competizione delle grandi piattaforme digitali.
Uno dei pochi comparti che continua a mostrare segnali di tenuta è quello dell’abbigliamento e dell’attrezzatura sportiva tecnica, che rappresenta circa il 15% del mercato con 180 punti vendita. Grazie alla crescita del turismo attivo e outdoor, il settore punta a valorizzare la consulenza specializzata e i servizi personalizzati, elementi difficilmente replicabili dall’e-commerce.
«L’avvio dei saldi è un test cruciale per la tenuta del nostro sistema distributivo», afferma il presidente regionale di Confcommercio, Sebastiano Casu. «Viviamo una forte polarizzazione: se la Gallura del lusso beneficia dei flussi del turismo d’élite, i centri storici e i negozi della fascia medio-bassa continuano a subire una contrazione senza precedenti. I saldi non possono più essere l’unico ammortizzatore di un mercato schiacciato dai colossi online. Occorre sostenere i negozi di vicinato nella transizione digitale e nello sviluppo di un’offerta legata al turismo esperienziale, perché difendere le vetrine significa difendere l’economia e l’identità dei nostri territori».
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