La situazione

Sanità, nei territori sale la preoccupazione I sindacati proclamano lo stato di agitazione, con manifestazioni in Consiglio e sit-in negli ospedali

La crisi della sanità sarda si misura nelle difficoltà quotidiane degli operatori, nei reparti sovraffollati, nelle carenze di personale e nelle incertezze organizzative che condizionano il funzionamento degli ospedali. Una situazione che ha spinto centinaia di lavoratori a mobilitarsi, chiedendo alla Regione interventi concreti per tutelare i dipendenti e garantire ai cittadini il diritto alle cure. Le proteste riguardano sia le criticità specifiche dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Sassari sia problemi strutturali che interessano l’intero sistema regionale. Alla manifestazione davanti al Consiglio regionale hanno partecipato oltre 400 persone.

«Siamo scesi in piazza per chiedere alla Regione un intervento forte sulla certificazione dei fondi contrattuali dell’Aou di Sassari, una questione che incide direttamente sulle retribuzioni dei lavoratori», spiega Paolo Dettori, segretario generale della Fp Cgil. Accanto alla vertenza sassarese, resta però l’emergenza dei posti letto e del personale. «In tutti i presidi ospedalieri della Sardegna, da Nuoro a Olbia fino al Brotzu di Cagliari, mancano personale e posti letto per acuti. Negli ospedali di secondo livello il sovraffollamento si traduce in barelle nei reparti e in una permanenza eccessiva dei pazienti nei pronto soccorso, che finiscono così per intasarsi». La mobilitazione ha portato a incontri con la Commissione Sanità del Consiglio regionale e con i rappresentanti dell’assessorato. Sono attese ulteriori iniziative per affrontare la situazione dell’azienda sassarese e il problema del sovraffollamento. Le criticità non riguardano soltanto le strutture ospedaliere. Anche il personale e le modalità di gestione delle aziende sanitarie sono al centro delle preoccupazioni sindacali. Guido Sarritzu, coordinatore territoriale della Cisl Funzione pubblica, sottolinea che la protesta degli operatori rappresenta anche una richiesta di tutela per l’utenza. «Quando protestano i lavoratori della sanità non difendono soltanto i propri diritti, ma anche quello dei cittadini a ricevere un’assistenza dignitosa. Gli operatori lavorano in condizioni sempre più difficili, mentre i cittadini devono affrontare liste d’attesa interminabili e spesso sostenere spese di tasca propria per visite ed esami. In molti casi si arriva persino a rinunciare alle cure». Sarritzu richiama inoltre le conseguenze dell’incertezza istituzionale e delle modifiche agli assetti delle aziende sanitarie. Dopo la pronuncia della Corte costituzionale sulla riforma regionale, alcuni direttori rimossi sono tornati in servizio in seguito alle decisioni dei giudici. Sulla necessità di una gestione stabile insiste anche Massimo Marceddu, segretario organizzativo regionale della Uil Funzione pubblica. «La sanità sarda attraversa da tempo una fase di progressivo indebolimento del servizio pubblico. Molti problemi non vengono affrontati adeguatamente sul piano della programmazione, soprattutto per quanto riguarda il personale e la gestione delle aziende. Spesso esiste una distanza tra gli atti approvati e la loro concreta applicazione nei servizi e nelle condizioni di lavoro». Anche secondo Marceddu, l’alternarsi delle direzioni aziendali e i commissariamenti degli ultimi due anni non hanno favorito la continuità amministrativa. «A prescindere dagli esiti dei ricorsi e dalla loro legittimità, il susseguirsi di diverse direzioni non ha aiutato la programmazione e la gestione degli enti sanitari. Questa instabilità rischia di aggravare ulteriormente una situazione già difficile».

Andrea Pala (Articolo pubblicato su Kalaritana Avvenire il 19 ottobre)


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