
La Sardegna supera la «pagella» ministeriale sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma i dati sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie restituiscono un quadro più complesso. Nel 2024 l’Isola ha ottenuto 212 punti su un massimo di 300 nell’ambito del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), risultando tra le Regioni e Province autonome considerate adempienti.
Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, la Sardegna si colloca al 15° posto nella graduatoria complessiva e registra un miglioramento significativo rispetto all’anno precedente: nel 2023 il punteggio era infatti inferiore di 20 punti.
Il risultato, tuttavia, presenta differenze rilevanti nei tre principali ambiti attraverso i quali viene valutata l’assistenza sanitaria. La Sardegna è 13ª per la prevenzione collettiva e la sanità pubblica, 17ª per l’assistenza distrettuale e 18ª per l’assistenza ospedaliera.
La “promozione” nei LEA si confronta però con un altro dato, particolarmente significativo per l’Isola. Nel 2024, secondo i dati Istat richiamati dalla Fondazione Gimbe, quasi 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico prescritto dal medico. La Sardegna presenta la percentuale più elevata: il fenomeno riguarda il 23,9% delle persone che avevano già effettuato altre prestazioni e l’8,7% del restante gruppo considerato nell’analisi.
Il dato mette in evidenza la distanza che può esistere tra gli indicatori utilizzati per valutare formalmente il rispetto dei livelli essenziali di assistenza e l’esperienza concreta dei cittadini nell’accesso alle cure.
«Sono due fotografie solo apparentemente contraddittorie», osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Secondo Cartabellotta, il fatto che quasi tutte le Regioni risultino “promosse” mentre crescono la spesa sanitaria privata e le rinunce alle prestazioni non permette di concludere che l’assistenza sanitaria sia complessivamente migliorata. Il problema, sostiene Gimbe, riguarda anche la capacità del sistema di valutazione di misurare quanto i LEA siano effettivamente accessibili alla popolazione.
Per la Sardegna, dunque, i numeri raccontano una realtà a due facce. Da un lato c’è un miglioramento della performance regionale nel sistema di monitoraggio ministeriale; dall’altro rimangono criticità nell’accesso alle prestazioni, soprattutto alla luce dell’elevata quota di cittadini che rinuncia a visite ed esami.
Il risultato dei LEA rappresenta quindi un indicatore importante, ma non esaurisce la fotografia della sanità sarda. Per comprendere la qualità effettivamente percepita dai cittadini occorre considerare anche liste d’attesa, accessibilità territoriale, disponibilità delle prestazioni e capacità economica delle famiglie di sostenere eventuali costi privati.
La “pagella” ministeriale, in questo senso, racconta una parte della storia. I dati sulla rinuncia alle cure ne raccontano un’altra, altrettanto importante: quella della possibilità concreta, per un cittadino sardo, di ottenere nei tempi necessari la prestazione di cui ha bisogno.
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