
Il caro carburanti continua a pesare sulle tasche dei sardi. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in materia di prezzi petroliferi, prorogando fino al 5 settembre il taglio delle accise sul gasolio. Una misura che, anche per la Sardegna, rappresenta un argine contro ulteriori rincari, in una fase segnata dalle tensioni sui mercati internazionali e dalla crescita dei prezzi alla pompa.
Lo sconto resterà pari a 17 centesimi al litro e il costo complessivo del provvedimento si aggirerebbe attorno ai 130 milioni di euro. L’obiettivo dell’Esecutivo è quello di calmierare i prezzi e contenere gli effetti dell’ennesima impennata delle quotazioni petrolifere.
Ma in Sardegna il costo del pieno resta particolarmente elevato. Secondo i dati del Ministero delle Imprese, il prezzo medio di un litro di diesel in modalità self service ha raggiunto i 2,148 euro, mentre la benzina self è salita a 2,029 euro al litro. Solo pochi giorni prima, lunedì, le medie regionali erano rispettivamente di 2,141 euro per il diesel e di 2,022 euro per la benzina. Un aumento contenuto nei numeri, ma significativo in un contesto nel quale ogni rialzo si riflette direttamente sui bilanci delle famiglie e delle imprese.
Per un territorio insulare come la Sardegna, inoltre, il costo dei carburanti ha ricadute che vanno oltre il semplice rifornimento dell’automobile. Trasporti, distribuzione delle merci, attività produttive e spostamenti quotidiani dipendono in larga misura dalla mobilità su strada. L’aumento del prezzo di benzina e gasolio rischia quindi di alimentare un effetto a catena sull’intera economia regionale.
La proroga del taglio delle accise offre dunque una boccata d’ossigeno, ma resta aperto l’interrogativo su cosa accadrà dopo il 5 settembre. Secondo quanto emerge, il Governo starebbe valutando nuove forme di sostegno contro il caro-carburante, con interventi selettivi e modulati sulla base del reddito. Le modalità concrete delle misure dovrebbero essere definite nei prossimi giorni.
Sul fronte internazionale, intanto, non si intravedono soluzioni immediate. L’aumento dei prezzi del petrolio è iniziato con forza alla fine di febbraio, sullo sfondo della crisi in Medio Oriente e dei conflitti che coinvolgono Paesi centrali per l’estrazione e la raffinazione del greggio. L’Italia e l’Europa continuano così a subire le conseguenze delle tensioni sui mercati energetici.
In attesa che il quadro internazionale si stabilizzi, per alcuni esperti occorre ridurre i consumi. Una prospettiva tutt’altro che semplice, soprattutto per la Sardegna, dove l’uso dell’auto è spesso indispensabile per raggiungere luoghi di lavoro, scuole, servizi e centri abitati. E mentre il Governo prepara le prossime mosse, sull’Isola il prezzo del pieno continua a essere uno degli indicatori più immediati di una crisi globale che, ancora una volta, arriva fino alle pompe di benzina.
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