Teatro

Stefano Fresi porta in scena De André: «Le sue canzoni raccontano ancora il nostro presente» L'attore porta lo spettacolo in Sardegna: giovedì sarà ad Alghero e venerdì a Pula

L’amore, la guerra e gli ultimi. Sono i tre grandi temi che attraversano «Dell’amore, della guerra e degli ultimi», lo spettacolo scritto e interpretato da Stefano Fresi, accompagnato da Cristiana Polegri (voce e sax) ed Egidio Marchitelli (chitarra), prodotto da Stefano Francioni Produzioni. Lo spettacolo farà tappa in Sardegna giovedì ad Alghero, nell’ambito di Estate Alghero 2026, e venerdì 17 luglio a Pula per il festival La Notte dei Poeti. Abbiamo incontrato Stefano Fresi.

Fresi, lei è di origini galluresi, mentre Fabrizio De André ha scelto la Gallura come sua terra d’adozione. Da dove nasce questo legame?

In realtà il mio rapporto con De André è nato proprio in Gallura. Da bambino trascorrevo le estati nello stazzo dei miei nonni e lì ho scoperto le sue canzoni. Chi conosce la Sardegna sa che dopo pranzo, nello stazzo, tutto si fermava: persino le cicale sembravano tacere perché il nonno dormiva. Io, invece, con un registratore e le cuffie, ascoltavo De André. Su un quaderno copiavo i testi a mano e li imparavo a memoria. Avevo una decina d’anni e rimasi affascinato dalla poesia delle sue parole e dalle storie che raccontava. Penso a La ballata del Miché, Via del Campo: erano racconti straordinari che mi hanno accompagnato per tutta la vita.

Le sue canzoni conservano una sorprendente attualità.

Purtroppo sì. E questo significa che molti dei problemi di cui parlava sono ancora irrisolti. La guerra continua a essere una realtà, l’amore è sempre più complicato, anche per il modo in cui i social hanno cambiato le relazioni, e gli ultimi continuano a essere ultimi. Basta guardare la cronaca di ogni giorno. Se le sue canzoni sono ancora così attuali significa che, in fondo, abbiamo fatto pochi passi avanti.

Sul palco non propone un semplice concerto-omaggio, ma uno spettacolo teatrale.

Era proprio quello che desideravo evitare. Oggi esistono tanti tributi a De André, tutti validissimi, e Cristiano De André porta avanti magnificamente il repertorio del padre. Io volevo costruire qualcosa di diverso: uno spettacolo con una vera struttura narrativa.

Il lavoro più impegnativo non è stato scegliere le canzoni, perché il repertorio è immenso, ma costruire un percorso. Si parte dall’amore, accompagnando i brani con letture tratte dai diari di Fabrizio De André. Poi si arriva ad Andrea, che è una splendida storia d’amore ma introduce anche il tema della guerra.

E da lì si sviluppa il secondo capitolo dello spettacolo.

Esatto. Entriamo nel tema della guerra con canzoni come La guerra di Piero, ma anche con testi recitati e lettere autentiche scritte durante la Prima guerra mondiale. Non è soltanto un momento musicale: è una riflessione. Questa parte si conclude con Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, che introduce naturalmente il terzo tema, quello degli ultimi.

Chi sono gli “ultimi” raccontati da De André?

Sono le prostitute, gli emarginati, le minoranze, chi vive ai margini della società. Da Carlo Martello nasce un monologo di una prostituta costruito attraverso le parole delle canzoni di De André dedicate a queste donne, fino ad arrivare a Bocca di Rosa. Poi ci sono Un giudice, con la sua riflessione sulla diversità, e naturalmente Prinçesa, una delle pagine più intense dedicate all’identità e alla dignità della persona. È un viaggio che usa la musica come filo conduttore per parlare di temi che, purtroppo, restano di straordinaria attualità.

Le canzoni di De André sembrano avere una naturale vocazione teatrale.

Assolutamente. Le sue non sono semplici canzoni: sono drammaturgie in musica. Ogni brano contiene personaggi, conflitti, dialoghi, atmosfere. Si potrebbero realizzare film interi partendo da Bocca di Rosa, Prinçesa o La città vecchia. Noi non abbiamo alcuna pretesa di imitare De André o di riproporlo in modo filologico. Vogliamo semplicemente condividere con il pubblico il nostro amore per la sua opera, cantando insieme quelle canzoni e lasciandoci guidare dalla forza delle storie che continuano, ancora oggi, a parlare di noi.

Qui l’intervista a Radio Kalaritana.


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