
Prosegue il cartellone della Grande Danza nello scenario dell’area archeologica di Tharros. Dopo il successo dell’omaggio a Federico Fellini firmato da Monica Casadei per Artemis Danza, mercoledì 5 agosto, alle 22, andrà in scena in anteprima nazionale «Deledda-Duse. La rivoluzione silenziosa», nuovo spettacolo ideato e diretto da Mvula Sungani nell’ambito delle celebrazioni di «Deledda 100», dedicate al centenario del Premio Nobel assegnato alla scrittrice nuorese.
L’opera intreccia danza, musica, teatro, cinema e letteratura in una rilettura contemporanea della figura di Grazia Deledda, posta in dialogo ideale con Eleonora Duse, due protagoniste che hanno segnato la cultura italiana con il loro talento e la loro capacità di rompere gli schemi del proprio tempo.
La regia di Sungani costruisce un racconto dove il linguaggio del corpo diventa il filo conduttore di un paesaggio emotivo in cui si fondono mito, memoria e modernità. Sul palco saliranno l’étoile Emanuela Bianchini, che firma anche la struttura coreografica definitiva dello spettacolo, il primo ballerino Damiano Grifoni e i solisti della Mvula Sungani Physical Dance. La parte narrativa è affidata all’attrice sarda Lia Careddu.
Dal vivo anche la componente musicale, con le voci di Flo e Serena Pisa, accompagnate da Ernesto Nobili alla chitarra e alla direzione musicale, Erasmo Petringa al violoncello e al basso, autore degli arrangiamenti per archi, Francesco Di Cristofaro a pianoforte, fisarmonica e flauti, Marco Caligiuri a batteria, percussioni ed elettronica, insieme al Quintetto d’Archi.
La colonna sonora attraversa alcune delle pagine più significative della canzone d’autore italiana, da Lucio Battisti a Vasco Rossi, da Luca Barbarossa a Roberto Vecchioni, fino a Fabrizio De André, Franco Battiato e Renato Zero, accostandole ai canti della tradizione popolare attraverso nuovi arrangiamenti che uniscono sonorità acustiche ed elettroniche.
Per Mvula Sungani il progetto assume anche un valore profondamente personale. Lo spettacolo è infatti dedicato alla memoria della madre e della nonna, entrambe di origine nuorese, figure che hanno ispirato una riflessione sulla forza silenziosa delle donne e sulla loro capacità di trasformare il dolore in libertà e dignità.
«Nel silenzio, dove la parola si dissolve, il suono si fa memoria – spiega il regista – e il gesto prende forma, nascono emozioni e visioni. Questo spettacolo è nato anche per Vanna e Lucia, mia madre e mia nonna, due donne sarde che, come Olì, protagonista di Cenere, e la stessa Deledda, hanno saputo resistere al proprio tempo, difendere la propria libertà e trasformare il dolore in forza».
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