
Un viaggio tra presente e mito, tra quotidianità e tragedia classica. Va in scena sabato alle 20.30 al Teatro del Segno di Is Mirrionis Come vent’anni fa, testo di Lelio Lecis, interpretato da Tiziana Martucci. Un lavoro che intreccia la vita di una donna contemporanea con la figura di Ecuba, regina di Troia.
«Il testo – ha detto Tiziana Martucci ai microfoni di Radio Kalaritana – racconta una donna di oggi, una persona comune: lavora in una polleria, è un’operaia, e nel tempo libero fa teatro in modo non professionale. Durante le prove si mette a interpretare Ecuba, e lì avviene qualcosa: presta il suo corpo e la sua interiorità a questa figura del passato. Si crea una compenetrazione tra i due piani, tra la sua vita intima e il dramma della regina di Troia, con continui passaggi tra presente e tragedia.»
Si può parlare di metateatro?
Sì, assolutamente. Questo gioco di sovrapposizioni richiama il metateatro. Ma mi interessa sottolineare soprattutto il tema della solitudine: non solo quella femminile, ma una solitudine generazionale. Viviamo nell’epoca dei social, convinti di essere sempre connessi, ma in realtà spesso siamo soli con le nostre proiezioni. La protagonista arriva persino a dialogare con qualcuno che crede di vedere in platea: non sappiamo se sia reale o frutto della sua immaginazione.
Le musiche spaziano da Bob Dylan a Mauro Palmas. Che ruolo hanno?
La scelta è di Lelio Lecis, che ha scritto e diretto lo spettacolo trent’anni fa. Io posso dire cosa percepisco: le musiche di Mauro Palmas sono evocative e accompagnano la dimensione di Ecuba, quindi il passato. Bob Dylan, invece, è legato alla contemporaneità della protagonista. Sono due piani sonori distinti, che aiutano a raccontare le due anime dello spettacolo.
Colpisce l’attualità di un testo scritto trent’anni fa.
È vero, ed è disarmante. Ma il motivo è semplice: si parla di sensibilità umana. La figura di Ecuba ci porta dentro il tema della guerra, che purtroppo non smette mai di essere attuale. Non esiste un tempo in cui queste tragedie scompaiono. E lo spettacolo allarga lo sguardo anche ad altri aspetti: il modo in cui la nostra civiltà si muove, il rapporto con il pianeta, il rispetto che spesso manca.
Nonostante i temi, c’è spazio anche per leggerezza?
Sì, ed è fondamentale. È uno spettacolo auto-ironico, in cui si sorride molto. A me interessa far riflettere anche su temi profondi, ma attraverso il sorriso. Credo sia un modo più diretto per arrivare al pubblico.
Un ritorno a Cagliari in un contesto particolare.
Sono molto felice di essere ospite al Teatro del Segno. Stimo profondamente il lavoro che fanno a Is Mirrionis: portare teatro in periferia è una scelta importante, quasi una missione. È difficile lavorare fuori dal centro, ma è lì che l’arte deve arrivare. Tengo molto a questo spettacolo e sono contenta di condividerlo con il pubblico cagliaritano.
Qui l’intervista integrale di Radio Kalaritana.
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